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Ferragosto con i motori accesi

Trieste entra in campagna elettorale. E questa volta la disabilità non può essere l'ennesima promessa stagionale. Editoriale Mancano pochi giorni a Ferragosto, la città si svuota, i bagni di Barcola sono pieni e il Consiglio comunale è in pausa. Eppure chi frequenta certi tavoli lo sa già: i motori si stanno scaldando. Le telefonate girano, i…
 |  Editore  |  Editoriali

Trieste entra in campagna elettorale. E questa volta la disabilità non può essere l'ennesima promessa stagionale.

Editoriale


Mancano pochi giorni a Ferragosto, la città si svuota, i bagni di Barcola sono pieni e il Consiglio comunale è in pausa. Eppure chi frequenta certi tavoli lo sa già: i motori si stanno scaldando. Le telefonate girano, i nomi circolano, le liste si abbozzano su fogli che nessuno ammette di avere. A settembre, quando le persiane si riapriranno, si entrerà nel merito. E da lì alla primavera del 2027 Trieste vivrà la campagna elettorale più aperta degli ultimi vent'anni, per una ragione semplice: Roberto Dipiazza è al secondo mandato consecutivo e non è rieleggibile. Per la prima volta dal 2016, il centrodestra dovrà indicare un altro nome, e il centrosinistra — diviso in quattro nel 2021 — sta provando a presentarsi unito. Palazzo Cheba, per una volta, non ha un padrone annunciato.

Prima che la propaganda copra tutto, vale la pena fare l'unica cosa che la campagna elettorale non farà mai da sola: guardare i cinque anni appena trascorsi con onestà. Tutti e cinque.

Quello che è stato fatto

Sarebbe disonesto sostenere che non sia stato mosso nulla. Il Porto Vecchio, per trent'anni cattedrale vuota e argomento da bar, oggi è un cantiere vero: il viale monumentale infrastrutturato con fondi del piano complementare al PNRR, il parco lineare di tre chilometri fra le file dei magazzini — oltre seicento alberi, percorsi pedonali e ciclabili — con conclusione prevista entro fine 2026, e un investimento regionale di circa cento milioni per riportare in area portuale gli uffici della Regione. Che il modello scelto — rigenerazione a trazione prevalentemente privata — convinca o meno, il fatto è che dopo decenni di render e convegni qualcosa si vede.

Il tram di Opicina, dopo nove mesi di stop, è tornato a muoversi. La rete viaria ha visto interventi puntuali. E, sul fronte che ci interessa di più in questo editoriale, il Comune ha finalmente avviato il Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche, con un percorso partecipato e con sopralluoghi sul territorio.

Questi sono i fatti. Chi governa ha il diritto di rivendicarli.

Quello che era stato promesso e non è arrivato

Poi c'è l'altra colonna del bilancio, e pesa.

La cabinovia — l'ovovia — è il caso di scuola. Annunciata come l'opera identitaria del mandato, doveva collegare il Porto Vecchio al Carso e cambiare la mobilità cittadina. Cinque anni dopo: fondi PNRR persi per incompatibilità con il principio europeo di non arrecare danno significativo all'ambiente, sostituiti da un decreto ministeriale con risorse statali; sentenze del TAR che nel settembre 2025 hanno annullato valutazioni ambientali e variante urbanistica; un ricorso dichiarato inammissibile dal TAR del Lazio nel giugno 2026 che salva il finanziamento, ma con le annualità distribuite fra il 2027 e il 2034 e altri ricorsi ancora pendenti davanti al Consiglio di Stato. Lo stesso assessore al Bilancio ha ammesso pubblicamente che l'opera non si farà in questo mandato. Cinque anni di dibattito pubblico, spese legali, energie amministrative e tensioni con i cittadini, per un'infrastruttura che non ha mosso una pala.

Il tram è tornato, sì, ma il capolinea storico di piazza Oberdan non è ancora ripristinato: si parla della primavera-estate 2027. Cioè della prossima consiliatura.

E il PEBA, il piano contro le barriere architettoniche, è stato impostato su tre rioni — Servola, Chiarbola e San Giacomo — non sull'intera città. Il suo passaggio in aula è finito nelle secche dei rinvii, con l'opposizione che ha parlato apertamente di maggioranza divisa. Su un piano che la legge italiana impone dal 1986.

Quello che contesta l'opposizione

Il quadro politico si è irrigidito a giugno, quando un sondaggio SWG presentato a Ring su Telequattro ha fotografato una percezione diffusa di peggioramento della qualità della vita e un vantaggio del centrosinistra sul centrodestra in vista del voto. Nel dettaglio delle cause del malcontento, fra chi giudica poco o per nulla efficace l'operato del Comune, l'ovovia è il primo motivo di critica, seguita dalla gestione del tram e dai ritardi nei lavori pubblici; una quota rilevante lamenta che l'amministrazione decida o realizzi troppo poco.

La reazione della maggioranza è stata l'attacco all'istituto e all'avversario, più che al dato. Un errore di metodo: i numeri scomodi si smontano con altri numeri, non con gli aggettivi.

Sul merito, l'opposizione contesta soprattutto l'accanimento su un'opera contestata a scapito della manutenzione ordinaria, i ritardi nei cantieri, la gestione del verde pubblico, la fragilità delle politiche sociali e della casa. In Consiglio, a marzo, la mozione per fermare la cabinovia è stata respinta, ma con il centrodestra visibilmente incrinato: Forza Italia si è astenuta. Il capogruppo di Adesso Trieste ha parlato di macerie lasciate sul terreno, economiche e di fiducia fra istituzioni e cittadini. Quest'ultimo è il punto che ci interessa: la fiducia.

Il punto vero: disabilità e inclusione

Ed eccoci al tema che, puntualmente, a ogni tornata elettorale esplode nei programmi e nei comizi, commuove le platee, riempie i manifesti — e poi, il giorno dopo lo spoglio, si dissolve.

Diciamolo con chiarezza: l'accessibilità in Italia non è un'aspirazione, è un obbligo di legge da quarant'anni. Il PEBA è previsto dalla legge 41 del 1986 ed esteso agli spazi urbani dalla legge 104 del 1992. Secondo il monitoraggio dell'Associazione Luca Coscioni aggiornato a luglio 2026, su 118 comuni capoluogo italiani meno di quattro su dieci hanno approvato il piano con delibera del Consiglio comunale. Non è un dettaglio burocratico: nel maggio 2026 un tribunale ha stabilito che l'inerzia di un Comune su questo fronte può configurarsi come discriminazione.

Trieste è una città che invecchia, con una delle popolazioni più anziane d'Europa, costruita su un pendio, piena di scale, salite, marciapiedi stretti e fermate non accessibili. Qui l'accessibilità non riguarda una minoranza: riguarda chiunque, prima o poi. Un anziano con il deambulatore, un genitore con il passeggino, una persona con una frattura al piede, un turista con la valigia. Rendere Trieste percorribile non è un capitolo del programma dedicato ai disabili. È il criterio con cui si giudica ogni singola opera pubblica.

Per questo, da settembre, a chi si candida non chiederemo se è favorevole all'inclusione. Risponderanno tutti di sì. Chiederemo altro:

  1. Il PEBA verrà esteso a tutti i rioni, con delibera di Consiglio comunale, entro quale data precisa?
  2. Quanti euro all'anno, in quale capitolo di bilancio, per l'abbattimento delle barriere? Non "risorse adeguate": la cifra.
  3. Quante fermate del trasporto pubblico e quanti mezzi sono oggi realmente accessibili, e quante lo saranno a fine mandato?
  4. L'assistenza scolastica agli studenti con disabilità sarà garantita con continuità dal primo giorno di scuola, o come sempre a ottobre inoltrato?
  5. Cosa si fa per il "Dopo di noi" e per i progetti di vita indipendente, oltre agli annunci?
  6. Il Comune e le sue partecipate rispettano le quote di assunzione previste dalla legge 68 del 1999? Con quali numeri?
  7. Siti, app e comunicazione istituzionale: sono accessibili a chi usa uno screen reader, o solo a chi ci vede bene?
  8. La Consulta comunale sulla disabilità quante volte si è riunita negli ultimi cinque anni, e quali sue proposte sono diventate atti?

Otto domande. Otto risposte verificabili. Chi le evita, si è già qualificato.

TRIBUoNA POLITICA

È per questo che Il Meridiano, da settembre, sarà presente con un format nuovo: TRIBUoNA POLITICA.

Quella "O" in mezzo non è un refuso ed è il senso di tutto. Non è la vecchia tribuna politica, quella dove ciascuno recitava il proprio spot col cronometro in mano. È la bona politica: quella che si misura sui fatti, che accetta il contraddittorio, che risponde alle domande invece di rispondere alle domande che avrebbe voluto ricevere.

Le regole saranno semplici e uguali per tutti. Tempi identici. Nessun comizio: domande e risposte. Dati alla mano, e fact-checking pubblicato. Le domande dei cittadini avranno lo stesso peso di quelle della redazione. E una puntata intera sarà dedicata a disabilità e inclusione, con le associazioni del territorio sedute al tavolo — non in platea ad applaudire.

Perché il problema non è che i politici promettano. Il problema è che nessuno, dopo, va a verificare. Questa volta ci andiamo noi.

Buon Ferragosto. Da settembre si comincia.


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