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L'ombra dei piromani sugli incendi nel FVG: se il fuoco diventa un'arma contro il territorio

Non è più soltanto l'estate torrida a fare paura, perché tra le sterpaglie e i boschi del Friuli Venezia Giulia, e lungo i costoni storicamente fragili del Carso, da settimane striscia un’inquietudine ben più cupa. È la progressiva e dolorosa consapevolezza che dietro la striscia di fumo che ciclicamente taglia il cielo di Trieste e Gorizia non ci…
 |  Denis Locoselli  |  Editoriali
Non è più soltanto l'estate torrida a fare paura, perché tra le sterpaglie e i boschi del Friuli Venezia Giulia, e lungo i costoni storicamente fragili del Carso, da settimane striscia un’inquietudine ben più cupa. È la progressiva e dolorosa consapevolezza che dietro la striscia di fumo che ciclicamente taglia il cielo di Trieste e Gorizia non ci sia la sventatezza di un mozzicone lanciato distrattamente dal finestrino, né il capriccio statistico dell'autocombustione.
 
C'è una mano, c'è un disegno preciso, e l’apertura dei fascicoli d'indagine da parte delle Procure per incendio boschivo doloso è l'atto formale che certifica ciò che i volontari della Protezione Civile e i Vigili del Fuoco sussurrano da tempo a fari spenti. A orientare gli investigatori verso la pista criminale non è un teorema astratto, ma la brutale geometria dei fatti, dato che i focolai non nascono dove la logica dell'accidentalità vorrebbe, ma divampano simultaneamente in punti distanti tra loro, spesso lontani dai sentieri battuti o dalle piazzole di sosta, nel cuore di una vegetazione resa un fiammifero dalla siccità.
 
Chi colpisce dimostra di conoscere fin troppo bene il territorio, le sue spaccature calcaree, la direzione del vento e persino i tempi di reazione della macchina dei soccorsi, mettendo in atto un attacco sistematico a un ecosistema già ferito che finisce per paralizzare le arterie stradali, bloccare i collegamenti ferroviari e costringere intere comunità a vivere nell'ansia.
 
La risposta delle istituzioni si sta muovendo prontamente sul binario della tecnologia, tra il monitoraggio delle celle telefoniche per individuare presenze anomale, l'uso dei droni e il potenziamento delle fototrappole, affiancati da severe ordinanze sindacali che blindano i territori. Tuttavia, un'area così vasta e impervia non può essere militarizzata capillarmente, e la vera barriera contro i criminali del fuoco resta la comunità stessa attraverso un patto di cittadinanza attiva, dove denunciare un movimento sospetto o un'auto ferma dove non dovrebbe non è un eccesso di zelo, ma un atto di legittima difesa.
 
Il Carso e le montagne della Carnia non sono solo un panorama di straordinaria bellezza aspra, ma è un polmone verde e una memoria storica collettiva, e vedere quelle terre ridotte in cenere da chi decide di appiccare il fuoco rappresenta una ferita profonda all'anima di un'intera regione che non può, e non deve, abituarsi alla rassegnazione.
 
Denis Locoselli
Direttore Responsabile "Il Meridiano di Trieste e Gorizia"

 
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