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Il delitto di Liliana Resinovich e quella verità che la giustizia non sa ancora trovare

C’è un silenzio strano che avvolge Trieste, un silenzio che dura da quasi cinque anni e che pesa come un macigno sulla coscienza collettiva di un intero Paese.   È il silenzio che circonda la fine di Liliana Resinovich. Da quel gelido dicembre in cui la sua vita si è interrotta, la cronaca ha divorato ogni dettaglio, trasformando una tragedia in…
 |  Denis Locoselli  |  Editoriali
C’è un silenzio strano che avvolge Trieste, un silenzio che dura da quasi cinque anni e che pesa come un macigno sulla coscienza collettiva di un intero Paese.
 
È il silenzio che circonda la fine di Liliana Resinovich. Da quel gelido dicembre in cui la sua vita si è interrotta, la cronaca ha divorato ogni dettaglio, trasformando una tragedia intima in un macabro palcoscenico mediatico. Eppure, nonostante i fiumi di parole, i dibattiti televisivi e i colpi di scena, la sensazione di fronte a questo giallo è una sola: siamo ancora fermi al punto di partenza.
 
Come direttore responsabile di questa testata e osservatore del nostro tempo, avverto il dovere di guardare oltre il fango delle accuse reciproche e delle soap opera investigative. Il vero nodo della questione non è più soltanto stabilire chi abbia spento il sorriso di Liliana, ma interrogarci sul fallimento di un sistema che ha impiegato anni solo per ammettere l'evidenza, scartando la comoda e pigra tesi del suicidio per abbracciare, finalmente, l'unica pista reale: quella del delitto. Una donna ritrovata in un parco, chiusa dentro due sacchi di plastica, non se n'è andata da sola. Averci messo così tanto tempo per certificarlo è la prima, vera sconfitta di questa storia.
 
Oggi l'inchiesta si trova a un bivio drammatico. Si naviga nel mare della scienza forense, tra molecole, perizie slittate e sofisticati esami di laboratorio che cercano risposte nel DNA o sulle suole delle scarpe. La Procura stringe il cerchio attorno alla cerchia degli affetti più stretti, ma la giustizia non può trasformarsi in un'attesa infinita. Quando i tempi si dilatano così tanto, il rischio è che la verità scientifica non coincida più con la giustizia umana, lasciando spazio solo al logoramento e al rancore.
 
Non sappiamo se le prossime settimane porteranno la svolta definitiva o se assisteremo all'ennesimo rinvio di una burocrazia che si muove a passo di lumaca. Sappiamo però che Trieste, e con essa l'Italia intera, non cerca un colpevole a tutti i costi per chiudere il fascicolo, ma pretende una verità limpida e inattaccabile. Liliana Resinovich merita di riposare in pace, e noi abbiamo il dovere di non dimenticarla, continuando a chiedere conto di ogni singolo giorno di ritardo. Perché una giustizia che arriva troppo tardi, in fondo, assomiglia già a un’ingiustizia.
 
Denis Locoselli
Direttore Responsabile "Il Meridiano di Trieste e Gorizia"
 
 

 
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