La scommessa da 42 chilometri: come la TRIPP di Trump sta smantellando l'egemonia russa nel Caucaso
Il Caucaso Meridionale sta vivendo una metamorfosi geopolitica senza precedenti, guidata non dalle armi, ma dalla ridefinizione delle rotte commerciali globali. Al centro di questo terremoto strategico si colloca la Trump Route for International Peace and Prosperity (TRIPP), un corridoio infrastrutturale di appena 42 chilometri concepito dall'ammi…
| Denis Locoselli | Geopolitica
Il Caucaso Meridionale sta vivendo una metamorfosi geopolitica senza precedenti, guidata non dalle armi, ma dalla ridefinizione delle rotte commerciali globali. Al centro di questo terremoto strategico si colloca la Trump Route for International Peace and Prosperity (TRIPP), un corridoio infrastrutturale di appena 42 chilometri concepito dall'amministrazione statunitense per collegare direttamente l'Azerbaigian alla sua exclave del Nakhchivan, e da lì alla Turchia, attraversando la provincia armena del Syunik. A un anno dalla firma della Dichiarazione di Washington nell'agosto 2025, questo progetto si sta trasformando in una solida realtà transazionale: una joint-venture controllata al 74% dagli Stati Uniti e al 26% dall'Armenia gestirà lo sviluppo di ferrovie, autostrade, gasdotti e reti in fibra ottica, gettando le basi per l'avvio dei cantieri in territorio armeno tra la fine del 2026 e l'inizio del 2027.
L'impatto di questa striscia di terra lungo il fiume Aras va ben oltre la connettività regionale, configurandosi come un colpo durissimo all'influenza storica della Russia nel suo "cortile di casa". Escludendo dal transito le guardie di frontiera del FSB russo – precedentemente designate come garanti della sicurezza nell'area – Washington ha di fatto estromesso Mosca dall'arbitrato del Caucaso, integrando Erevan in un rinnovato partenariato bilaterale per la gestione autonoma dei confini. La TRIPP offre così ai paesi dell'Asia Centrale una via di fuga strategica verso i mercati occidentali attraverso il Corridoio di Mezzo, permettendo il transito di idrocarburi e minerali critici senza passare dalle reti di Mosca o di Teheran. Nonostante le dure proteste di Russia e Iran, che denunciano il corridoio come un'ingerenza geopolitica americana, la diplomazia commerciale di Donald Trump sta dimostrando come accordi economici vincolanti ad alto rendimento possano ridisegnare le mappe eurasiatiche più velocemente dei vecchi trattati multilaterali, con l'obiettivo di inaugurare i primi transiti commerciali entro il 2028.





