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Oltre quella Sedia: il palcoscenico come diritto pieno a esistere

Il Meridiano di Trieste e Gorizia e RDE+39 avviano una collaborazione editoriale con l'associazione triestina che da oltre vent'anni trasforma il teatro in uno spazio di libertà, autonomia e riconoscimento per ragazzi con disabilità intellettiva. I protagonisti faranno il loro ingresso in radio e in radiovisione. Ci sono parole che chiedono solta…
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Il Meridiano di Trieste e Gorizia e RDE+39 avviano una collaborazione editoriale con l'associazione triestina che da oltre vent'anni trasforma il teatro in uno spazio di libertà, autonomia e riconoscimento per ragazzi con disabilità intellettiva. I protagonisti faranno il loro ingresso in radio e in radiovisione.

Ci sono parole che chiedono soltanto di essere ascoltate, senza correttivi, senza la tentazione di sintetizzarle. Le firma Marco Tortul, presidente e fondatore dell'associazione Oltre quella Sedia di Trieste, e raccontano con una precisione quasi disarmante cosa accade quando una persona considerata "diversa" sale su un palco e scopre, forse per la prima volta, di non dover chiedere il permesso per esserci.

«Il teatro e il palco li intendiamo e sono per noi la possibilità di esserci per quello che si è realmente, la possibilità di condividere ciò che si ha dentro. È un diritto pieno a esistere, che la società non sempre riesce a riconoscerti. Sul palco nessuna parola, nessun gesto, nessun suono è sbagliato, se è collegato con qualcosa che abbiamo dentro. Le nostre performance sono, ogni volta, una gravidanza che va in scena: si assiste a qualcosa che prende forma pian piano, gesto dopo gesto, parola dopo parola e quando il "senso globale" ti coglie diventa emozione condivisa».

In queste righe c'è, tutta intera, la filosofia di una delle esperienze più originali e meno etichettabili del panorama sociale e culturale triestino. Un'esperienza che nasce come intuizione nel 2002, prende forma nel dicembre del 2004 con un primo percorso di teatro sperimentale e che nel marzo 2009 si costituisce formalmente come associazione di promozione sociale. Da allora Oltre quella Sedia ha costruito, passo dopo passo, un modello che la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha segnalato già nel 2010 con una menzione speciale al premio "Amico della Famiglia", assegnata al progetto di vita indipendente La vita che vorrei.

Chi frequenta l'associazione non viene mai definito utente. Il termine, in via dei Piccardi, è bandito. Si parla di protagonisti, e non è una sfumatura retorica: è una scelta politica, prima ancora che linguistica. I ragazzi con disabilità intellettiva, insieme alle loro famiglie, attraversano percorsi di autonomia in case di civile abitazione — quattro in tutto, ripartite tra maschi e femmine — in cui ognuno ha le proprie chiavi e impara, giorno dopo giorno, a gestirsi: la cucina, la spesa, le relazioni, le emozioni, le fatiche del vivere. Una risposta concreta ed economicamente sostenibile a quella domanda che ogni famiglia porta con sé: e dopo di noi?

Accanto all'autonomia c'è il cuore artistico dell'associazione, il Teatro InteressHante, dove quella "H" non è un vezzo grafico ma un ponte — così lo definiscono gli stessi attori — per collegare la scena al pubblico attraverso l'emozione. Il modello affonda le proprie radici nel teatro di ricerca, ma ha un'intenzione concreta: restituire dignità narrativa a chi la società tende a raccontare solo come un problema. Il palcoscenico diventa un luogo extra-ordinario dove è possibile agire e non soltanto reagire, scegliere e non solo essere scelti.

Ma Oltre quella Sedia non è soltanto teatro. C'è la formazione nelle scuole, dove sono i ragazzi stessi a farsi docenti davanti a classi di adolescenti, scardinando l'immaginario riduttivo sulla disabilità. E ci sono le azioni civiche di utilità sociale sul territorio: dalla cucina alla pulizia di aree verdi e aree-gioco, fino al recupero di oggetti. Attività che non sono fine a se stesse, che diventano esperienza di lavoro volontario e, per alcuni, preludio a un impiego retribuito. Un'architettura complessa in cui ogni pezzo sostiene l'altro: la mente pensa e crea pensieri, l'anima sente e crea sentieri.

È a partire da questa consapevolezza che Il Meridiano di Trieste e Gorizia ha deciso di avviare una collaborazione dedicata con Oltre quella Sedia, insieme a RDE+39 — Radio Digital Experience. Questa volta non si tratterà soltanto di raccontare: i protagonisti compiranno un passo in più. Dal palcoscenico approderanno al microfono della radio e, grazie alla radiovisione, anche davanti alla telecamera. Sperimenteranno un linguaggio nuovo, il mestiere della voce e della regia, portando in onda le loro storie. Un allargamento di orizzonte che trasforma il gesto scenico in voce che viaggia sulle onde del DAB+, fin dentro le case di chi ascolta.

Accanto a questa esperienza, Il Meridiano documenterà il lavoro quotidiano dell'associazione: le prove a Roiano, gli stage estivi, i percorsi di vita indipendente. Daremo spazio alle voci delle famiglie, degli operatori e dei volontari. Accenderemo la luce su un lavoro paziente che da oltre vent'anni costruisce a Trieste una piccola, testarda rivoluzione culturale.

Perché il diritto pieno a esistere non si concede: si riconosce. E una redazione di territorio ha il compito di raccontarlo con la stessa cura con cui, su quel palco, ogni gesto prende forma.

— La redazione

Oltre quella Sedia APS ETS Sede: Via dei Piccardi 1, Trieste · Tel. 331 1176188 · Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. · oltrequellasediats.org 5×1000: codice fiscale 90123060320

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