Le maschere del Carnevale: Arlecchino
Con l'arrivo del Carnevale, le piazze si riempiono di colori, ma c'è un'icona che più di ogni altra incarna lo spirito della festa: Arlecchino. Ma vi siete mai chiesti cosa si nasconde dietro quella maschera nera e quell'abito a losanghe? Oggi vi portiamo alla scoperta del personaggio più amato della Commedia dell'Arte!
DA DOVE VIENE? L'ORIGINE BERGAMASCA Sebbene abbia trovato il successo tra i canali di Venezia, la vera carta d'identità di Arlecchino parla bergamasco. Nato nella città bassa di Bergamo intorno al XVI secolo, rappresenta l'evoluzione dello "Zanni", il servo povero e ignorante che dalle valli orobiche scendeva in città in cerca di fortuna. È il simbolo del riscatto popolare condito da un'incredibile dose di furbizia.
UN ABITO NATO DALLA POVERTÀ Il suo costume è inconfondibile, ma sapevate che all'inizio era molto diverso? In origine Arlecchino indossava una tunica bianca, come i contadini. La leggenda narra che, essendo troppo povero per comprarsi un vestito nuovo, la madre cucì insieme decine di pezze di scarto di colori diversi. Col tempo, quei rammendi si sono trasformati nel raffinato mosaico di triangoli e rombi perfetti che ammiriamo oggi.
IL CARATTERE: FAME, SALTI E AMORE Arlecchino non cammina, lui danza! È un acrobata instancabile, sempre pronto a fare capriole per sfuggire ai creditori o per rubare un pezzo di pane. La sua caratteristica principale? Una fame atavica e insaziabile. È pigro ma scaltro, sciocco ma capace di colpi di genio, ed è perennemente innamorato della sua Colombina, per la quale finisce spesso nei guai.
CURIOSITÀ: UN'ANIMA DIABOLICA? Un dettaglio che pochi notano è la sua maschera nera. Realizzata in cuoio, presenta un piccolo bozzo sulla fronte. Gli storici dicono che sia il rimasuglio di un corno reciso: il nome Arlecchino deriverebbe infatti da Alichino, un demone citato persino da Dante nell'Inferno! Da creatura infernale a beniamino dei bambini, ne ha fatta di strada, vero?
PERCHÉ CI PIACE ANCORA OGGI? Arlecchino ci insegna che, anche con le tasche vuote e lo stomaco che brontola, si può affrontare la vita con un salto mortale e un sorriso. È la maschera della libertà e dell'improvvisazione, un pezzo di storia italiana che continua a farci sognare sotto la pioggia di coriandoli.
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