Skip to main content

Vajont, un progetto da 12 milioni per una centrale idroelettrica sotto la diga: l'energia pulita sfida la memoria. Siete favorevoli o contrari all'opera?

A più di sessant'anni dalla tragedia che ha segnato per sempre la storia d'Italia, la gola del Vajont torna a far parlare di sé per un'idea che unisce l'ingegneria moderna alla transizione ecologica. Una società di Sacile, la Willy Reid, ha messo sul tavolo una proposta ambiziosa: realizzare una centrale idroelettrica da 12 milioni di euro per p…
 |  Redazione sport  |  Eventi
A più di sessant'anni dalla tragedia che ha segnato per sempre la storia d'Italia, la gola del Vajont torna a far parlare di sé per un'idea che unisce l'ingegneria moderna alla transizione ecologica. Una società di Sacile, la Willy Reid, ha messo sul tavolo una proposta ambiziosa: realizzare una centrale idroelettrica da 12 milioni di euro per produrre energia pulita.
La novità sta nel fatto che l'impianto sarà totalmente invisibile a occhio nudo, perché verrà scavato interamente dentro le viscere della montagna. L'obiettivo dichiarato è sfruttare la forza delle acque del torrente Vajont senza toccare in alcun modo il grande invaso colpito dalla catastrofica frana del 1963.
Dal punto di vista tecnico, l'opera è un vero e proprio gioiello di ingegneria ipogea. Invece di costruire dighe o barriere esterne, i progettisti hanno pensato di intercettare l'acqua del lago residuo che si trova a monte della frana.
L'acqua verrà prelevata direttamente all'interno delle gallerie già esistenti e convogliata in una grande caverna artificiale, dove sarà ripulita dai detriti prima di affrontare un salto verticale di ben 120 metri attraverso una condotta forzata. In fondo a questo percorso, nel cuore della roccia, due turbine Pelton genereranno una potenza di 1,8 megawatt, abbastanza per produrre circa 13.300 megawattora all'anno di energia elettrica pulita. Una volta usata per muovere i generatori, l'acqua verrà restituita al torrente proprio alla base della cascata, garantendo la salute dell'ecosistema locale.
Ma i privati non si fermano alla sola produzione di energia e propongono di cambiare anche il volto turistico della zona. Il piano prevede infatti la nascita di un nuovo punto panoramico e museale proprio nei pressi della diga, per accogliere meglio i tanti visitatori che ogni anno arrivano fin qui. C'è anche l'idea di studiare una funivia automatizzata che colleghi la diga con l'arroccato e suggestivo borgo di Casso, facilitando gli spostamenti tra i due versanti della valle. Se sulla carta il progetto sembra perfetto per l'ambiente, la realtà sul territorio è molto più complessa e tocca corde sensibilissime.
La gola del Vajont non è un cantiere qualunque, ma un luogo della memoria collettiva e un sacrario che ricorda la morte di quasi duemila persone. Proprio per questo, la proposta sta già accendendo forti discussioni. Da un lato c'è l'opportunità di generare energia rinnovabile a impatto visivo zero, dall'altro c'è il timore che un'attività commerciale possa in qualche modo profanare il silenzio e il rispetto dovuti a questa terra. La palla passa ora alla complessa trafila delle autorizzazioni ambientali, dove i cittadini e i sindaci della valle avranno l'ultima parola sul futuro del progetto.
Parole chiave: Friuli
Visite: 387