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Il 37° Festival del Cinema Ibero-Latino Americano di Trieste al Messico

Il Messico ha vinto il Premio al Miglior Film sia nel Concorso Ufficiale che in Contemporanea Concorso, nella Cerimonia di Premiazione del 37° Festival del Cinema Ibero-Latino Americano di Trieste. Il Paese nordamericano si è spartito la maggior parte dei Premi con l’Argentina, lasciando alle altre cinematografie exploit belli e significativi, c...
 |  Redazione de Il Meridiano  |  Cultura

Il Messico ha vinto il Premio al Miglior Film sia nel Concorso Ufficiale che in Contemporanea Concorso, nella Cerimonia di Premiazione del 37° Festival del Cinema Ibero-Latino Americano di Trieste. Il Paese nordamericano si è spartito la maggior parte dei Premi con l’Argentina, lasciando alle altre cinematografie exploit belli e significativi, che riconoscono talenti, poesia e qualità.

Estación Catorce di Diana Cardozo è il Miglior Film del Concorso Ufficiale, scelto dalla Giuria guidata da Diana Bracho “per aver toccato una questione dolorosa attraverso gli occhi di un bambino, che affronta la difficile realtà di un ambiente di privazione e crescita; e per aver creato con quella storia di disperazione un film luminoso e accattivante di impeccabile fattura”. Il Premio Speciale della Giuria è andato al peruviano Samichay, en busca de la Felicidad di Mauricio Franco, “per essere un film poetico di enorme bellezza che ricrea l’universo quechua e i suoi paesaggi desolati, con una storia di impotenza racchiusa nella speranza e nell’amore di un uomo per il suo unico bene: la sua mucca”; a quest’opera anche il Premio Ital-Iber al Miglior Film. L’Argentina ottiene il Premio alla Miglior Regia, andato a Néstor Mazzini per Cuando oscurece, per la direzione “impeccabile degli attori” e per “una gestione degli spazi e dei tempi risolta con fantasia ed efficienza”, e il Premio al Miglior Interprete, vinto da Marilú Marini e Julio Chávez, protagonisti di Cuando la miro, esordio alla regia cinematografica dello stesso attore vincitore; insieme Marilù e Julio “creano con grande talento un sottile, commovente, profondo dialogo madre-figlio”. La Miglior Sceneggiatura del Concorso Ufficiale è del cileno El pa(de)ciente, “per lo sviluppo di una situazione estrema che diventa sorprendentemente un omaggio alla vita e all’amore”; il film ha ottenuto anche il Premio alla Miglior Colonna Sonora, per aver stabilito un “intrigante e convincente” rapporto “tra immagine e musica, per mano della compositrice Angela Acuña, lasciando nello spettatore un senso di languore e rigenerazione”. La Giuria ha voluto assegnare una Menzione Speciale al guatemalteco El silencio del topo di Anaïs Taracena “per aver generato un documento ad alto impatto sociale e validità”.

In Contemporanea Concorso sono messicani il Miglior film, 499 di Rodrigo Reyes, e la Miglior Sceneggiatura, Hasta el fin de los tiempos di Alejandro Molina. Il primo ha convinto la Giuria perché “riesce a coniugare l’attualità e la storia con un linguaggio espressivo che invita e provoca la riflessione”; il secondo costruisce “un linguaggio contemporaneo e quotidiano, efficace, con un finale inatteso”. La Miglior Produzione della sezione è del dominicano Rafaela di Tito Rodríguez: “Ottima direzione artistica che riesce a rendere efficaci e fluidi tutti gli aspetti della produzione del film (scenografia, ambientazioni, recitazione, montaggio)” scrivono i giurati nella motivazione. Il Premio Speciale della Giuria è andato all’argentino Crónicas de un Exilio di Micaela Montes Rojas e Pablo Guallar, perché “riesce ad entrare nell’interiorità del personaggio, nei suoi processi mentali, nella sua malinconia; costruendo un saggio esistenzialista dal suo esilio”.

Ernesto en la tierra di Manuel Alejandro Bonilla, coproduzione di Costarica e Nicaragua, è il Miglior adattamento cinematografico di Cinema e Letteratura: “È una coraggiosa opera prima di carattere documentario sul poeta nicaraguense Ernesto Cardenal. Si caratterizza per un gran valore cinematografico che a partire dalla combinazione di interviste recenti e materiale d’archivio storico sollecita molti quesiti sui rapporti tra poesia, teologia della liberazione e la trasformazione delle nostre società” scrive la Giuria, che ha voluto dare “una particolare menzione al brillante adattamento del racconto di José Donoso El lugar sin límites diretto da Arturo Ripstein”.

Appartiene alla sezione Cinema e Letteratura anche il cileno Neruda fugitivo di Manuel Basoalto, vincitore del Premio del Pubblico. Il Premio Ital-Iber alla Miglior Sceneggiatura è andato al cileno Mapu Kutran di Roberto Urzúa Castillo.

La Giuria studentesca dell’Istituto Marco Belli ha assegnato il Premio Malvinas a Un lugar llamado Dignidad di Matías Rojas Valencia, coproduzione di Cile, Francia, Germania, Argentina e Colombia, che, scrivono tra le altre cose i giurati, “presenta la storia dell’abominevole enclave tedesco in Cile narrata come se fosse un racconto di finzione, attraverso il punto di vista di Pablo, un bambino di 12 anni, che entra a far parte di quel mondo con la speranza di studiare e di migliorare la propria vita”. Menzione speciale della Giuria al franco-argentino La sombra de los cuervos di Elvira Barboza “perché racconta la storia della dittatura e dei desaparecidos in una prospettiva familiare di esuli”. Il panamense Para su tranquilidad, haga su propio museo di Pilar Moreno e Ana Endara ha vinto il Premio Mundo Latino, assegnato dalla Giuria composta da studenti del Collegio del Mondo Unito, per “il suo fantastico lavoro fotografico e la sua capacità di coinvolgere lo spettatore nella narrazione grazie all’accattivante tono intimo con cui ci mostrano questa realtà”.

Tra i premiati durante la cerimonia, anche il maestro argentino Manuel Antín, uno dei padri del cinema argentino, a cui è andato il Premio alla Carriera. Ciro Guerra ha ricevuto il Premio all’Innovazione e al Linguaggio Cinematografici.

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