Il Tar riapre il caso del militare: nuova valutazione sulla malattia contratta in missione

La recente decisione del Tar del Friuli Venezia Giulia riporta al centro dell’attenzione la tutela sanitaria del personale impiegato nelle missioni internazionali, dopo l’accoglimento del ricorso presentato da un ex militare che aveva collegato le proprie patologie all’esposizione avvenuta durante gli anni di servizio. La sentenza annulla il precedente diniego ministeriale e impone una nuova valutazione, aprendo la strada a un riesame fondato su accertamenti clinici e riscontri scientifici. Il caso riguarda un periodo di attività che comprende missioni in Kosovo e Iraq, oltre a un impiego prolungato in aree addestrative caratterizzate dalla presenza di materiali potenzialmente nocivi. La documentazione medica prodotta ha evidenziato valori anomali riconducibili a contesti contaminati, elemento che ha pesato nella decisione dei giudici. Il ricorrente, congedato per motivi sanitari, aveva contestato la mancanza di approfondimenti adeguati nella precedente istruttoria, chiedendo il riconoscimento della causa di servizio e il relativo risarcimento. La sentenza sottolinea la necessità di un’analisi completa e di un contraddittorio effettivo, richiamando i principi che regolano il nesso causale nelle patologie correlate all’attività militare. Il provvedimento rimette ora al ministero una nuova valutazione, destinata a incidere anche su casi analoghi e sul dibattito legato all’esposizione a sostanze pericolose nei teatri operativi.
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