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La visita dell'inviato di guerra triestino negli uffici de Il Meridiano di Trieste e Gorizia. Dall'archivio riemerge il servizio del 1986 sul complotto anti-Gheddafi partito dal porto di Trieste. Promesso un pezzo per il numero cartaceo di fine settembre
Ci sono visite che valgono piΓΉ di un'intervista. Quella di oggi di Fausto Biloslavo nelβ¦
| Denis Locoselli | Notizie

La visita dell'inviato di guerra triestino negli uffici de Il Meridiano di Trieste e Gorizia. Dall'archivio riemerge il servizio del 1986 sul complotto anti-Gheddafi partito dal porto di Trieste. Promesso un pezzo per il numero cartaceo di fine settembre
Ci sono visite che valgono più di un'intervista. Quella di oggi di Fausto Biloslavo nella redazione de Il Meridiano di Trieste e Gorizia è stata una di queste: qualche ora di racconti, aneddoti, ricordi di fronti lontani e di redazioni vicine, con il caffè che si raffreddava sul tavolo mentre il discorso passava da un continente all'altro.
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Triestino, classe 1961, Biloslavo Γ¨ oggi uno dei nomi piΓΉ riconoscibili del giornalismo di guerra italiano. Il battesimo del fuoco arriva nel 1982 con l'invasione israeliana del Libano, seguito da fotografo freelance. L'anno dopo, insieme ad Almerigo Grilz e Gian Micalessin, fonda l'Albatross Press Agency, l'agenzia che negli anni Ottanta racconta le guerre dimenticate dall'Afghanistan all'Africa fino all'Estremo Oriente. Nel 1987 viene catturato in Afghanistan dalle truppe governative filo-sovietiche al termine di un lungo reportage con i mujaheddin: sette mesi di carcere a Kabul, chiusi soltanto grazie all'intervento diretto dell'allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga. Poi i Balcani, l'Iraq, la Libia, l'Ucraina. Il resto Γ¨ una carriera che non ha bisogno di presentazioni.
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Ma il momento piΓΉ bello della giornata Γ¨ arrivato quasi per caso, tra un racconto e l'altro. Dall'archivio Γ¨ saltato fuori il suo primo articolo pubblicato proprio sulle pagine del Meridiano, nel lontano 1986. Pagina 16, titolo a tutta larghezza: "Tutti gli uomini dell'Hilton". Un'inchiesta sui retroscena del complotto anti-Gheddafi che nel 1971 doveva partire dal porto di Trieste, con l'intervista al generale di brigata Ambrogio Viviani, giΓ al vertice del controspionaggio italiano fra il 1971 e il 1974, e con la testimonianza β rilasciata sotto il piΓΉ assoluto riserbo β di un soldato di ventura triestino che di quel commando aveva fatto parte.
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Una storia di mercenari europei, di armi comprate all'Est e stoccate a Ragusa, di soldi che arrivavano dalla Svizzera in buste chiuse, di una motovedetta ribattezzata Caravelle II e battente bandiera panamense, di contatti telefonici in codice ogni sera alle 22.30 con Parigi e Montecarlo. Con Trieste al centro dell'intrigo e gli uomini dei servizi segreti italiani che, per non lasciare tracce, la scortano fuori dal golfo. Una pagina che, riletta oggi, ha ancora il passo di un romanzo di Le CarrΓ©, ed Γ¨ giΓ tutta la firma di quello che sarebbe diventato Biloslavo: il fatto verificato, la fonte diretta, nessuna concessione all'effetto.
Da lì, quarant'anni di reportage dai fronti più caldi del mondo. E oggi, il ritorno nel luogo dove tutto, per il Meridiano, era cominciato.
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L'occasione ha strappato anche una promessa: un articolo firmato Fausto Biloslavo per l'uscita del numero cartaceo di fine settembre. Un ritorno alla carta che per questa redazione ha un valore particolare, e che con la sua firma ne acquista uno in piΓΉ.
Sul tavolo sono rimaste anche altre idee, di cui Γ¨ prematuro parlare adesso. Se ne riparlerΓ quando saranno mature.
Grazie, Biloslavo. Per il tempo, per i racconti e per essere tornato a casa.








