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Pillole di stagione, Zinnanti: "Il tram fermo, il Porto di Consalvo, il Festival del Cambiamento"

 |  Redazione sport  |  Commento del giorno
Mauro Zinnanti
IL TRAM SI FERMA DI NUOVO E SCOPPIA LA POLEMICA
 
Proprio nella domenica più affollata dell'anno a Trieste (quella della Barcolana, sa va san dire) e mentre centinaia di cittadini aspettavano di salire all'Obelisco per godersi la vista del golfo pieno zeppo di barche a vela, ecco che accade l'ennesimo imprevisto al nostro, beneamato Tram di Opicina. La fune trainante esce dai rulli, una carrozza della linea che stava percorrendo una curva passa sopra i trefoli di acciaio che compongono la fune e li lesiona: il danno è fatto, il cavo va sostituito con uno nuovo (fornito naturalmente da una ditta specializzata) e poi collaudato. Tempi tecnici per portare a termine questa operazione? Due settimane, giorno più, giorno meno. Tutto qui? No. Non è tutto qui, perché, dopo  quasi nove anni di fermo a causa del noto incidente tra due carrozze e dei successivi (maldestri) lavori sulla linea, torna in auge, nelle parole del presidente di Trieste Trasporti Maurizio Marzi, l'ipotesi di un utilizzo "ridotto" del tram, destinato esclusivamente ad una clientela turistica.   Ecco le testuali parole rese da Marzi al quotidiano cittadino: "ritengo che si debba trasformare il servizio ad uso turistico con dieci o quindici corse al giorno, in modo che l'impianto subisca meno stress possibile. Continuare nell'ambito del Tpl non so se sia giusto. A mio avviso bisogna fare una riflessione e chiedersi se ha effettivamente senso stressare quell'infrastruttura con decine di corse al giorno (ndr: 59 attualmente) che di fatto sono utilizzate soprattutto dai turisti e poco dai triestini. Ogni giorno, infatti, vengono messe a disposizione tre carrozze, più una o due di riserva, con le conseguenti spese di manutenzione che sono spaventose. Il servizio quindi dovrebbe diventare completamente turistico con un impiego di carrozze e di corse limitate". Insomma, ad interpretare il pensiero del presidente, il tutto si riduce unicamente ad una questione di soldi, posto che l'ordinario biglietto del tram copre solo il 10 % del costo del servizio e che sul resto interviene la regione a coprire il disavanzo d'esercizio. Due considerazioni. La prima: se l'utenza del tram - come affermato - è in prevalenza turistica, vorrei proprio conoscere su che basi, scientifiche, Marzi fa questa affermazione. Se il metro di paragone è quello fornito dalle corse "turistiche" con pacchetto promozionale lanciato lo scorso luglio e terminato proprio con la Barcolana, è evidente che è il dato di partenza ad essere falsato. Seconda considerazione. La linea tranviaria fa parte integrante del programma di esercizio dei servizi di trasporto pubblico locale regionale e del relativo contratto di servizio che ne disciplina le modalità di espletamento con una puntuale descrizione dei servizi e delle modalità di erogazione dei corrispettivi. Solo pensare di far uscire il tram dal trasporto pubblico locale, significa, come effetto pressoché immediato, farlo uscire dal meccanismo di copertura degli oneri di un servizio pubblico che oggi garantisce, di media, una cifra pari al 75 % del costo dei servizi su gomma, i cui ricavi arrivano, quando va bene, a coprire il 25 % del costo di esercizio.  Dunque che il mezzo usato sia il tram piuttosto che un autobus sono sempre fondi pubblici a garantire la sostenibilità economica di un servizio che è pubblico per sua natura. Le successive reazioni della politica cittadina (a destra come a sinistra) all'intemerata presidenziale confermano che gli amministratori più avveduti sono ben consapevoli di questo, non banale, particolare. Da Dipiazza ("Per me deve rimanere pubblico, anzi vanno aumentate le corse") all'assessore regionale Amirante ("la Regione è a totale supporto del Comune e di Trieste Trasporti se si vuole ragionare su una ristrutturazione del servizio, a fronte però di un contratto con Tpl Fvg in essere e da rispettare, nel quale il Tram di Opicina, oggi, rientra nel trasporto pubblico")  tutti corrono a chiarire i reali termini della questione con l'autorevole supporto dei vari sindaci (di diverso colore politico) che si sono occupati del tram da quarant'anni a questa parte, ovvero Richetti, Staffieri e Cosolini che, oltre ad evidenziare il carattere iconico della tranvia per tutti i triestini, rimarcano come sia  mancata una programmazione complessiva dei lavori. "Per anni si è perso tempo - nelle parole di Roberto Cosolini - andando avanti per pezzi e rappezzi, senza una programmazione strategica...cosa che si sarebbe potuta fare col Pnrr: quei fondi potevano essere utilizzati per rinnovare completamente il Tram, compresa la possibilità di prolungarlo. Un'occasione persa". Chissà se sono fischiate le orecchie all'altro Roberto, Dipiazza, ancora "innamorato" del progetto irrealizzabile dell'ovovia!  E quanto allo stress per le troppe corse giornaliere (59) lamentate dal presidente Marzi, ha buon gioco il capogruppo al consiglio comunale di Adesso Trieste Riccardo Laterza a porre un giustissimo quesito: "Ma veramente qualcuno vuole fare credere che la stessa funicolare che con la tecnologia degli anni '70 sopportava 70 corse giornaliere, oggi non è in grado di sopportarne 59?" Attendo risposta, come migliaia di curiosi triestini.
 
CONSALVO: PARTE, FINALMENTE LA LETTERA. CHE SIA LA VOLTA BUONA PER IL NUOVO PRESIDENTE DEL PORTO DI TRIESTE?
 
Ci sono voluti oltre quindici giorni al ministro dei  trasporti Salvini per "prendere carta e penna", e chiedere al presidente Fedriga l'intesa su Marco Consalvo quale prossimo presidente dell'Autorità portuale di Trieste. Come mai tanto tempo? Troppi impegni istituzionali di Salvini tra progetti di nuovi ponti e campagne elettorali per le regionali nelle Marche ed in Toscana? O c'è dell'altro? Difficile saperlo. L'unico dato certo è la crescente insofferenza pubblicamente dimostrata dal viceministro ai trasporti Rixi (leghista come Salvini) per l'ulteriore protrarsi della partita sulle nomine dei nuovi presidenti delle Autorità portuali che il viceministro si era impegnato a chiudere entro l'estate appena finita.  Non è andata così e a Trieste sono ormai oltre 500 i giorni trascorsi da quel primo giugno 2024 in cui erano diventate effettive le dimissioni del presidente Zeno D'Agostino. Nel frattempo il mondo della portualità triestina sta vivendo, in assenza di un presidente nel pieno delle sue funzioni, un periodo decisamente accidentato tra calo del traffico container (causa la fine dell'alleanza tra Msc e Maersk) e lotta senza quartiere per l'accaparramento del traffico con la Turchia tra il tradizionale vettore Dfds/Samer Shipping e il concorrente Grimaldi. Confido, unitamente a tutti gli attori del settore, che ora si recuperi il tanto tempo perso. Acquisita l'intesa con il presidente Fedriga (peraltro il primo a suggerire il nominativo di Consalvo), sarà necessario spingere a tutti i livelli istituzionali  per ottenere la sollecita convocazione delle Commissioni di Camera e Senato per audire Consalvo e dare il previsto parere. La procedura si chiuderà poi col decreto di Salvini a sancire la nomina. Ce la faranno in un mese? Lo spero con tutte le forze e con me tutti gli operatori del settore. Trieste non può permettersi il lusso di rimanere ancora a lungo senza il suo nuovo presidente del porto.
 
DAL FESTIVAL DEL CAMBIAMENTO UN RACCONTO DAL FRONTE DAVVERO EMOZIONANTE
 
Il luogo: la sala convegni presso il Polo universitario di Gorizia. L'occasione: il Festival del Cambiamento organizzato dalla Camera di Commercio della Venezia Giulia. Il tema: Racconti dal Fronte, con un panel coordinato da Fabrizio Brancoli (Vicedirettore Nord Est Multimedia con delega al Piccolo) e che ha visto la partecipazione di alcuni tra i più noti ed autorevoli inviati di guerra quali Fausto Biloslavo, Lorenzo Cremonesi, Stefania Battistini, Francesco Semprini, Fabio Tonacci ed Andrea Romoli. Da tutti i giornalisti intervenuti parole di grande spessore, che hanno fatto ben comprendere al pubblico presente (in gran parte studenti universitari del Polo goriziano) il grande valore e l'altissimo impegno richiesto da una professione come quella dell'inviato di guerra. Il tavolo, abilmente condotto da Brancoli, ha inframezzato spezzoni di servizi (alcuni dei quali decisamente crudi) alle dichiarazioni rese dagli inviati con un focus speciale sulla necessità di avere un'informazione corretta ed il più possibile imparziale al giorno d'oggi, quando i lanci di agenzia ingolfano i social ogni minuto.  Comandano i fatti, non le opinioni e per conoscerli bisogna essere lì, sul campo. Così si può tentare di conoscere una realtà, quella del fronte, che "non è mai bianca o nera, ma una scala di grigi (Tonacci)".  Già, anche perché "i cattivi sono ben distribuiti da ambo le parti, non solo da una e nel cronista è fondamentale l'onestà intellettuale (Biloslavo)".  Stare sul fronte, vedere con i propri occhi, sentire con le proprie orecchie, palpitare col proprio cuore concede al giornalista il "privilegio di cambiare idea (Cremonesi)".   Un esempio? E' sempre Cremonesi a parlare:"A Gaza ed in Israele siamo partiti con l'orrore negli occhi per l'attacco di Hamas, ma oggi dico che Israele ha commesso un crimine innominabile, e sta scavando la sua fossa. Nulla vale quanto l'esperienza sul campo". L'interessantissima serata si chiude (mentre fuori uno sparuto gruppo di estremisti pro-Pal hanno cercato di attaccar briga con la polizia presente contestando la partecipazione all'evento di un rappresentante di Leonardo, azienda accusata di fornire armi a Israele) con le sagge parole del giornalista goriziano Andrea Romoli (figlio del'ex sindaco di Gorizia):"qui 80 anni fa ci siamo scannati. Ma poi abbiamo finito e pian piano abbiamo iniziato a ricostruire i rapporti. Go!2025 (ndr: ovvero la nomina delle due città confinanti come capitale europea della cultura di quest'anno) è l'arrivo di un percorso che uomini e donne hanno fatto per 80 anni. E se ci siamo riusciti noi, innanzitutto tutelando le minoranze, potrebbero riuscirci forse anche in Ucraina o a Gaza". Un messaggio di speranza assolutamente condivisibile. Confermato dai recenti accadimenti a Gaza e dalle speranze di tregua in Ucraina, eventi entrambi "provocati" dalle mosse del presidente americano Trump che pare aver imparato a muoversi con astuzia nei più difficili scacchieri internazionali riaprendo finestre di dialogo che parevano sigillate. Come a dire che è possibile veramente credere, come affermato in chiusura proprio da Biloslavo, che "domani ci sarà una luce in fondo al tunnel: la pace".
 
Mauro Zinnanti