Pillole di stagione, Zinnanti: "La storia infinita di Cattinara, la scuola in aiuto alle donne"
| Redazione sport | Commento del giorno
Mauro Zinnanti
CATTINARA: LA STORIA INFINITA
Che il nostro più importante ospedale cittadino versi ormai da anni in condizioni critiche non è una novità. Ciò che ora preoccupa cittadini ed operatori del settore è il nuovo, prolungato fermo del cantiere dovuto, così si apprende, alla reiterata crisi di liquidità dell'impresa appaltatrice dei lavori, ovvero la Rizzani de Eccher. Il tema è stato oggetto di un recente dibattito in Consiglio regionale tra il consigliere del Pd Francesco Russo e l'assessore regionale alla sanità Riccardo Riccardi. In quella sede, di fronte ai dubbi sollevati dal consigliere di opposizione in ordine alla possibile ripresa dei lavori, l'assessore aveva chiaramente fatto capire di non considerare percorribile la strada della risoluzione del contratto a fronte di eventuali, ulteriori inadempimenti contrattuali perché una decisione del genere avrebbe significato annullare tutto e ripartire da zero. Russo, in fase di replica, aveva comunque fatto appello a Riccardi affinché insieme maggioranza e opposizione provassero a cercare una via d'uscita. Sono trascorse alcune settimane da quell'appello, rimasto per ora inascoltato, e Russo è tornato alla carica con una conferenza stampa, svolta assieme a politici e medici, membri dell'associazione Articolo 32.
In buona sostanza, dopo otto anni, il cantiere è completamente al palo con un'unica realizzazione completata, ovvero l'abbattimento di centinaia di alberi per fare posto al nuovo Burlo. Sul resto non si muove foglia, a partire dai cinque piani della Torre Medica, abbattuti nel lontano 2018 e di cui uno solo ripristinato per far fronte all'emergenza Covid. Nell'occasione è stato presentato il libro bianco "Burlo e Cattinara verso il 2030 e oltre. Un progetto sbagliato". Ad illustrare i contenuti del dossier Walter Zalukar (già direttore del Pronto soccorso a Cattinara) che ha rimarcato come il progetto che si sta faticosamente tentando di portare avanti è "di vent'anni fa, rischiamo di avere un ospedale vecchio per i prossimi cinquant'anni". Tale condizione, oltre a non essere attrattiva per i nuovi professionisti, rappresenta il perpetuarsi di una situazione di rischio per i degenti. Infatti, nel progetto, sono tuttora previste stanze doppie e non singole "L'Italia ha il primato in Europa per le morti da infezioni da germi resistenti agli antibiotici con 11 mila morti l'anno nel periodo pre Covid a fronte di 33 mila in tutta l'Europa - ha dichiarato il dottor Zalukar - Durante la pandemia da Covid, il focolaio maggiore è stato l'ospedale". Dunque, una situazione preoccupante, a detta di un esperto del settore, e che non verrebbe risolta neanche se, per qualche strana magia, i lavori dovessero riprendere domani a spron battuto. Forti perplessità (anche queste non nuove, a dire il vero) sul nuovo Burlo sono state espresse da Mario Andolina (già direttore del dipartimento Trapianti del Burlo): "il fatto che sono previste solo due stanze per il trapianto...causerà la chiusura del dipartimento, i miei colleghi andranno presumibilmente a lavorare a Udine. Inoltre, la ricchezza dell'ospedale, che è un punto di riferimento per tutta la regione, è data dal fatto che tutti gli specialisti sono nello stesso edificio, mentre con questo progetto verrebbero divisi tra varie sedi". Da semplice osservatore e cittadino "pensante" mi pare che la vicenda sia davvero preoccupante e sotto svariati profili. Nell'assordante silenzio del primo cittadino (che è la massima autorità sanitaria a livello locale!), aggiungo la mia voce a quella del consigliere Russo e dei tanti che si sono occupati negli anni della questione per chiedere chiarezza. Chiarezza innanzitutto sui tempi di ripresa del cantiere e, se non ci fossero le condizioni per una rapida ripresa, necessità di aprire da subito un tavolo tecnico con i maggiori esperti del territorio che individui soluzioni alternative, elabori i necessari aggiornamenti progettuali ed individui un percorso credibile per ridare dignità e futuro all'ospedale di Cattinara che, come correttamente sostenuto dal consigliere "non è di destra o di sinistra, ma qualcosa che riguarda da vicino i cittadini (e gli operatori) che vivono continui disagi". Non ritengo ci sia altro da aggiungere e confido che a brevissimo ci saranno importanti e positive novità sul tema.
25 NOVEMBRE: DALLA GIORNATA PER L'ELIMINAZIONE DELLA VIOLENZA ALLE DONNE UNO STIMOLO A FARE DI PIU' E MEGLIO
25 novembre: una ricorrenza sicuramente importante ma che, al di là delle varie manifestazioni, dovrebbe segnare nel profondo l'animo di tutti perché vi sia davvero un cambio reale, a partire dalla scuola, nel modo di relazionarsi con l'universo femminile all'insegna del rispetto e della reciproca comprensione. Che le cose non stiano andando affatto bene lo dimostrano i dati sfornati nell'occasione dalle operatrici dei centri antiviolenza. A livello regionale, il numero antiviolenza 1522 (attivo 24 ore su 24) ha ricevuto nel 2024 704 telefonate, con un aumento del 36 % rispetto al 2023. Il motivo della chiamata? Nel 47 % dei casi una semplice richiesta di informazioni. Le richieste di aiuto arrivano al 34 % e le segnalazioni di violenza al 4 %. Su quest'ultima, bassa percentuale, il Goap (gruppo operatrici antiviolenza e progetti) di Trieste nelle dichiarazioni rese al quotidiano locale, così spiega il fenomeno: "è complesso denunciare una persona che continui ad amare, che magari è l'unico nella coppia a lavorare o è quello con lo stipendio più importante. Di solito prevale il desiderio che lui capisca e cambi....C'è poi il peso della consapevolezza che una denuncia può rovinare la vita a qualcuno cui si è voluto bene". Varia è l'età di chi chiama ma con una concentrazione nelle fasce d'età tra 35-44 anni e tra 25 e 34 anni. Da notare che tra le donne che si rivolgono al Centro antiviolenza di Trieste (di media 500 all'anno) l' 84,8 % vive la violenza in una relazione affettiva e solo il 2 % racconta di violenze subite da sconosciuti. Circa le violenze denunciate via telefono, nel 52 % dei casi è psicologica, nel 32 % fisica, nel 10 % atti persecutori o stalking e nel 5 % è violenza sessuale. Vi è poi una particolarità evidenziata dal Goap, ovvero che si registra un aumento dei casi multiproblematici, in cui alle difficoltà relazionali si aggiungono situazioni di povertà abitativa e di disagio economico con la conseguenza che le donne coinvolte, prima di essere avviate ad un percorso di autonomia, vengono ospitate nelle case rifugio per tempi piuttosto lunghi. In una parola, il quadro è piuttosto critico e la società riesce ancora a dare una risposta efficace al fenomeno della violenza alle donne grazie alla fondamentale opera delle associazioni di volontariato, che si aggiunge, ovviamente, a quelle degli attori istituzionali quali i servizi sanitari, sociali e, nei casi più gravi, le forze di polizia. In quest'ultimo ambito va segnalata la lodevole iniziativa dei carabinieri di Trieste che dal 2017 hanno attivato presso il Comando di via dell'Istria uno spazio protetto dove raccogliere le testimonianze e le denunce di chi sceglie di opporsi agli abusi, di qualunque tipo essi siano (fisici, psicologici, economici). Lo spazio, di recente riallestito, ha un nome significativo: la "stanza tutta per sé" (dall'omonimo saggio di Virginia Woolf). Ogni particolare è stato curato per mettere la persona a proprio agio nel momento in cui decide di raccontare la propria storia di sofferenza. Davanti a sé troverà non solo carabinieri appositamente formati, ma anche avvocati, psicologi e magistrati. Negli scorsi giorni il Soroptimist di Trieste (organizzazione internazionale che lavora per la promozione della condizione femminile) ha donato al Comando provinciale un kit-antiviolenza composto da pc, videocamera e stampante che consente di raccogliere testimonianze anche fuori della caserma. Dunque, grande attenzione e grande sensibilità sul tema, in particolare da parte dei carabinieri, nella consapevolezza che, come dichiarato dal prefetto Petronzi "telefonini e messaggi riducono le relazioni e l'empatia creando conflittualità. Se parlo con una persona de visu, dalle sue espressioni mi accorgo che sta soffrendo; vedo anche la lacrima che non esce. Non dobbiamo quindi impoverire le relazioni interpersonali". Parole sagge, indubbiamente e che Petronzi ha ulteriormente rafforzato parlando specificatamente della nostra città: "Trieste è una realtà da monitorare e approfondire. Gli episodi ci sono e hanno natura diversa. E' una realtà in cui c'è ancora bisogno di stanze del genere dove possono operare le professionalità più adeguate. Ogni cittadino deve sentirsi attore protagonista di questa azione. C'è una solidarietà civica che dobbiamo esercitare ogni giorno. Se teniamo toni alti, quelli bassi di chi soffre poi non si sentono".
Ecco, volentieri e convintamente mi aggiungo a questo appello prefettizio: c'è bisogno, in generale ed in molti campi, di abbassare i toni e di ascoltare davvero le persone.Sarebbe un passo, un piccolo ma significativo passo verso la ricostituzione di quella rete di solidarietà sociale di cui si sente tanto la mancanza nella nostra città e, soprattutto, nelle nostre periferie.
Mauro Zinnanti
Parole chiave: Primo piano, Trieste
