Pillole di stagione, Zinnanti: "2025, un anno nero per il Comune di Trieste: punto di non ritorno"
| Redazione sport | Commento del giorno
Mauro Zinnanti
DAL 2025 AL 2026: POCHE LUCI, MOLTE OMBRE!
Come d'uso nelle migliori ricorrenze, sono andato a rispescarmi il pezzo che avevo scritto giusto un anno fa per vedere quanti dei desiderata di allora si sono poi concretizzati nel corso di questo 2025 che sta per finire. Il quadro che ne esce non è dei più brillanti. Anzi. C'è di che restare basiti a fronte delle tante, troppe promesse non realizzate. Seguo, per comodità di confronto, il percorso logico seguito allora partendo dal macro per arrivare poi a Trieste.
TRA LA FRAGILE TREGUA DI GAZA E LA CRISI UCRAINA, CONTINUANO I VENTI DI GUERRA.
Un anno fa, le speranze di pace si erano materializzate con l'insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca. Lui aveva subito dichiarato di voler chiudere entrambe le crisi nel giro di qualche settimana. Naturalmente, le situazioni geopolitiche sono talmente complesse che non basta qualche giro di tavolo o qualche minaccia di raid militari per risolvere problemi che si trascinano da anni e che affondano le radici su contrasti, anche religiosi, oramai profondamente radicati. Così, al di là delle buone intenzioni, l'unico dato certo è la tregua, entrata in vigore lo scorso 10 ottobre, tra Hamas e Israele: primo passo di un lungo percorso che dovrebbe portare alla stabilizzazione dell'area. Per ora siamo ancora alla fase iniziale, con il rilascio degli ostaggi israeliani tuttora non completato ed il passaggio alla fase successiva (disarmo di Hamas e ritiro dell'esercito israeliano sotto la supervisione di una forza militare multinazionale di interposizione) che appare di ardua concretizzazione. Ancora peggiore la situazione in Ucraina. Qui l'unica notizia positiva è che la diplomazia si è rimessa in moto ma l'aggressore russo non mostra alcuna concreta volontà di scendere a patti con l'aggredito ucraino, se non da posizioni di assoluta forza e a costo di umiliare l'orgoglioso popolo ucraino. Situazione di stallo, dunque, con i russi che continuano a bombardare le infrastrutture energetiche ed anche gli insediamenti civili ucraini e le truppe di Zelensky che si difendono con crescenti difficoltà. Non pervenuti (o quasi) gli europei. Quindi un panorama molto deludente e precario, per non parlare delle altre decine di crisi che interessano varie parti del mondo dall'Asia all'Africa dove liti di confine si aggiungono a massacri religiosi che lasciano esterrefatti quanti invocano, invano, il valore della vita umana e il rispetto della dignità altrui. Che il nuovo anno porti davvero qualche raggio di pace, perché ne sentiamo tutti davvero un gran bisogno: tacciano le armi, si dia spazio al dialogo. Desideri utopistici? Certamente. Ma sono queste le uniche armi che rimangono per tentare di costruire un mondo migliore!
TRIESTE: TANTE OMBRE, POCHE LUCI.
Avevo chiuso l'anno scorso con una serie di auspici che, tranne qualche rara eccezione, non hanno trovato alcuna concretizzazione. Parlavo di gestione e programmazione del fenomeno turistico che anche nel 2025 ha visto numeri crescenti ma con una totale assenza di una regia pubblica sia in termini di servizi di accoglienza (a partire dai parcheggi) sia in termini di programmazione di una serie di eventi di elevata qualità che attirasse una clientela culturalmente qualificata e di buone disponibilità finanziarie. Ebbene, quanto ai servizi (oltre alla costante mancanza di quelli igienici ad uso pubblico) poco o nulla si è fatto per risolvere l'eterno problema dei parcheggi con l'unica area di nuovo allestimento, in adiacenza al Silos, che dà un minimo sollievo alla situazione che vede turisti e triestini letteralmente imbufaliti alla ricerca del parcheggio che non c'è. Quanto all'offerta culturale, fatta eccezione per le crescenti proposte del Castello di Miramare e per alcune rappresentazioni davvero molto attrattive del Teatro Stabile, sul resto calma piatta, come confermato, ad esempio, dalla stantia riproposizione delle luminarie natalizie che, al di là dell'esorbitante importo stanziato (oltre un milione di euro!!), non presentano alcuna particolare novità rispetto al recente passato e non credo costituiscano di per sé un particolare richiamo turistico. Sul fronte industriale buone notizie. Nel senso che si sono risolte quasi tutte le principali crisi aperte, con l'unico buco nero costituito dalla Tirso, di cui è prossima la chiusura di ogni attività produttiva con conseguente licenziamento collettivo del personale occupato. Posto che la regione farà ogni possibile passo per ricollocare il personale in esubero, va ricordato come l'area di Bagnoli di FreeEste stia continuando ad attirare nuovi investitori di peso, come da ultimo confermato dalla recentissima joint venture italo-giapponese tra la friulana Danieli e la giapponese Shinagawa. Sul porto auspicavo la nomina di un nuovo presidente "locale" che andasse in continuità con la illuminata presidenza di D'Agostino. Da qualche settimana, dopo un commissariamento durato più di 500 giorni, si è insediato al vertice di Torre del Lloyd Marco Consalvo, ingegnere campano protagonista dello sviluppo dello scalo aeroportuale di Ronchi dei Legionari. Le premesse per far bene ci sono tutte, purché la "politica" lo lasci fare, senza incomprensibili interferenze. Quanto al Comune di Trieste, qui siamo ad una, brutta, sceneggiata napoletana. Lungo l'elenco delle criticità di una amministrazione comunale che non ne azzecca una sul fronte delle principali opere pubbliche: dal tram di Opicina (di nuovo fermo in attesa della sostituzione di una fune!) all'Acquario (ancora chiuso ed in attesa di un nuovo progetto che risolva una volte per tutte il problema dell'approvvigionamento dell'acqua marina); dalla nuova Acquamarina (di cui è appena partita la gara per la progettazione!) ai lavori di rinforzo del ponte sul canale (anche qui cantiere prossimo all'apertura, dopo anni di stallo). Insomma, una defaillance dopo l'altra che dovrebbe consigliare grande prudenza a Dipiazza e company prima di cimentarsi in un'opera inutile e dannosa quale l'ovovia. Invece, nonostante il 2025 abbia segnato con alcune chiare sentenze del Tar la illegittimità di tutte le procedure ambientali espletate, ecco che il Sindaco, in chiusura d'anno, mette a segno una duplice mossa che dimostra la sua "incrollabile" volontà ad essere ricordato come il Sindaco della (fu) ovovia. Con la prima ha avocato a sé ogni competenza in materia, con la seconda ha indotto il Consiglio comunale ad approvare una variazione di bilancio atta a garantire, con fondi comunali, le risorse necessarie ad assicurare la copertura dei costi dell'opera. Il tutto è però avvenuto con evidenti forzature, tecniche e politiche, che hanno portato Forza Italia (terza forza di maggioranza) a formalizzare un netto dissenso su quest'opera con due non partecipazioni al voto e due voti contrari. Risultato? Maggioranza ai minimi termini che oggi può contare solo su 19 consiglieri su 40! Davvero, per quanto se ne capisce, la situazione è arrivata ad un punto di non ritorno. Da cittadino prima che da attento osservatore della politica cittadina mi auguro che il 2026 faccia scendere al più presto il sipario su questa deludentissima esperienza di governo della città e che la parola torni quanto prima agli elettori. Trieste non merita proprio di proseguire questa lenta agonia fino alla primavera del 2027!
Mauro Zinnanti
Parole chiave: Primo piano, Trieste
