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Pillole di stagione, Zinnanti: "Serve chiarezza sui migranti, agenti in calo"

 |  Redazione sport  |  Commento del giorno
Mauro Zinnanti
MIGRANTI: DA TREVISI A DIPIAZZA E ZIBERNA, FORSE E' ARRIVATA L'ORA DI FARE UN PO' DI CHIAREZZA.
 
Piccolo flashback sulla questione migranti a Trieste. A fronte del ripetersi ciclico degli sgomberi in Porto Vecchio, con l'inevitabile corredo delle reiterate situazioni di rischio per i poveri migranti che lì trovano rifugio, spesso mettendo a repentaglio la propria vita a causa delle terribili condizioni di quei magazzini abbandonati, forse è proprio il caso di cercare qualche parola di speranza che "illumini" le prossime scelte dei vertici istituzionali della città. Ci aiutano in questa ricerca le chiare parole pronunciate dal vescovo di Trieste monsignor Trevisi in occasione del Natale 2025: "si devono perseguire i valori della Costituzione per il bene comune e la dignità delle persone, tanto del triestino quanto del richiedente asilo. I  temi sono complessi e io non ho la soluzione facile. Con molta umiltà dico: parliamoci per affrontare le questioni. A me sta a cuore anche il senso di insicurezza dei triestini, ma certe drammatizzazioni non sono avvalorate dai fatti. C'è la paura per la criminalità giovanile in aumento: occorre investire su educazione e prevenzione. Occorre investire anche sulle seconde generazioni di giovani stranieri, affinché non restino ai margini e nell'ozio, se non vogliamo che le nostre città si incendino come le banlieue francesi". Col senno di poi, ovvero alla luce dei frequenti episodi di risse anche tra minorenni accadute a Trieste in questo gennaio, ci paiono, davvero, parole profetiche quelle del vescovo ma che non hanno suscitato alcuna reale attenzione da parte dei soggetti istituzionali che governano attualmente il paese e la città.  Un esempio? Dal mazzo scegliamo una delle più recenti e sintomatiche dichiarazioni rese dal sindaco Dipiazza sul tema dei richiedenti asilo: "Trieste fa già troppo. Sono stanco di subire questa situazione da parte delle istituzioni: anche Gorizia, ma non solo, ne approfitta per mandare queste persone qui a Trieste. Pretendo che siano presi dei provvedimenti, e che ci sia maggior collaborazione...Trieste fa già moltissimo, e non può diventare come Lampedusa: serve intensificare i trasferimenti, così non possiamo continuare. E' una questione di sicurezza, per tutti: per i triestini, per tutti gli operai che lavorano in Porto Vecchio, e anche per i migranti stessi. Il mio incubo è che prima o poi scoppi un incendio grave e qualcuno resti ucciso. Così non possiamo andare avanti: vanno portati via immediatamente, ognuno si prenda le sue responsabilità". Di tutto questo cahiers de doléances del primo cittadino, sottoscriviamo solo l'ultima affermazione, ovvero che "ognuno si prenda le sue responsabilità" e magari lo faccia, come richiesto da monsignor Trevisi, nel rispetto della dignità delle persone. Quanto all'accusa al municipio isontino di "scaricare" richiedenti asilo a Trieste è Ziberna, sindaco di Gorizia, a chiarire la situazione: "queste persone giungono a Trieste, probabilmente ritenendola più dotata per dimensioni di spazio in grado di accoglierli e di personale volontario capace di assisterli. All'alba si trasferiscono a Gorizia per ottenere l'appuntamento in questura ed il permesso provvisorio, per rientrare la sera a Trieste...Una navetta da Trieste a Gorizia, perché gira l'errata narrazione che a Gorizia si ottenga quanto auspicato prima che a Trieste. Ovviamente non è così".  Insomma, bersaglio mancato e crisi che, volutamente, continua a trascinarsi tra uno sgombero e l'altro. Nessuno che abbia però il buon senso di provare a concretizzare una possibile risposta "strutturale" al problema, ovvero quel centro a bassa soglia più volte richiesto dall'opposizione di centrosinistra e che si potrebbe realizzare con poca spesa nei locali dell'ex mercato del Silos: non certo per "attrarre" nuovi richiedenti asilo, ma solo per dare un tetto dignitoso a persone che, nella grande maggioranza dei casi, non intendono fermarsi a Trieste, ma chiedono solo quel "pezzo di carta" che riconosca loro identità e dignità.  
 
QUESTIONE SICUREZZA: AGENTI IN CALO, CARCERI IN SOFFERENZA
 
Ad ogni talk show che si rispetti il tema degli organici delle forze di polizia è oramai divenuto un argomento ricorrente, con costanti polemiche tra l'attuale governo e l'opposizione di centrosinistra. Tema del contendere? Presto detto. I numeri degli agenti: in aumento per la maggioranza al governo, in calo per l'attuale opposizione. Ma qual'è la situazione in Friuli Venezia Giulia? Sulla base dei dati forniti dalle organizzazioni sindacali, il trend è chiarissimo: a causa delle mancate sostituzioni del personale andato in pensione, si è verificata negli ultimi dieci anni una riduzione media del 30 % del personale in servizio, tranne che a Gorizia dove la presenza del Centro di Gradisca (suddiviso nella due realtà del centro per i rimpatri e di quello per i richiedenti asilo) ha garantito un flusso costante di agenti di polizia. Nei prossimi mesi arriveranno in regione 154 allievi agenti e 183 nuovi poliziotti, sufficienti a coprire i pensionamenti in essere ma certo non a recuperare le uscite degli anni passati. Da notare però che del nuovo personale in arrivo ben 124 poliziotti saranno destinati al controllo delle frontiere, sgravando personale oggi in distacco da altre regioni, ma non consentendo così alcun reale ed effettivo recupero dei buchi di organico in tutte le principali questure della regione. Insomma una situazione che resta difficile e che si ripercuote anche  su altre forze di sicurezza come i carabinieri, i vigili del fuoco e gli agenti penitenziari (481 in servizio su un organico di 543 agenti). Su quest'ultimo aspetto merita aprire un piccolo focus. Infatti, a fronte di una carenza di organico superiore all'11 % nelle guardie penitenziarie, si registra una presenza attuale di 736 detenuti (ovvero 243 in più rispetto ai posti esistenti): come dire, per essere chiari, che siamo in presenza di uno scenario veramente esplosivo e che rischia di degenerare in forme anche violente di protesta da un momento all'altro. Particolarmente allarmante la situazione del carcere triestino. Qui, a seguito di un recente sopralluogo di una delegazione guidata dal garante regionale dei diritti della persona Enrico Sbriglia i numeri sono ancora più pesanti: 236 i detenuti effettivi su 150 posti teoricamente disponibili (cui vanno sottratti 33 posti non fruibili causa cantiere in corso). Conseguenze? Dieci persone per cella con un solo servizio igienico; condizioni sanitarie precarie con continua diffusione di cimici nei letti; poco spazio all'aperto e orari ridotti per l'attività formativa, perché mancano spazi idonei e non c'è un organico sufficiente per vigilare. Rimedi? Sbriglia, che, come noto, ha retto il Coroneo per tanti anni e conosce bene questa realtà, ne indica due: nel breve periodo, un'amnistia che liberi dal carcere persone prossime al fine pena e, nel medio periodo, la realizzazione di una nuova struttura, magari ad opera della stessa amministrazione regionale, in accordo con il ministero della Giustizia, come già accaduto con successo nella provincia autonoma di Trento. Personalmente, ci paiono proposte di assoluto buon senso e ci aspettiamo che trovino orecchie attente nel presidente Fedriga  e nell'assessore regionale alla sicurezza Roberti.  Quelli per uno nuovo e dignitoso istituto di pena sarebbero soldi davvero ben spesi!
 
Mauro Zinnanti
 
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Parole chiave: Trieste