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Pillole di stagione, Zinnanti: "Dipiazza ultimo atto? Trema il basket triestino"

 |  Redazione sport  |  Commento del giorno
Mauro Zinnanti
VIA, VIA DALL'OVOVIA: DIPIAZZA ULTIMO ATTO?
 
Giorni non facili quelli che stanno passando il sindaco Dipiazza (e la sua giunta) sotto il fuoco incrociato dell'opposizione e di parte della stessa maggioranza su un tema delicatissimo quale quello della contestata ovovia. Tema, come appare a tutti evidente, che rischia, pesantemente, di condizionare l'esito delle prossime elezioni comunali.  Com'è nostro costume, cerchiamo di fare un po' d'ordine nel bailamme di "riposizionamenti" che si sono succeduti in questo scorcio d'inverno.  La prima a smarcarsi è stata la consigliera comunale forzista Angela Brandi che interpellata sul tema usò queste testuali parole: "Io vorrei che si chiudesse qui". A ruota ecco la dichiarazione congiunta del trio che guida Forza Italia a Trieste, ovvero Alberto Polacco e gli assessori Michele Babuder e Sandra Savino: "E' arrivata l'ora di cominciare a pensare alla parola fine per la cabinovia. Non possiamo permetterci di trascinare questa storia in campagna elettorale e rischiare di inquinare quanto realizzato in questi anni, per il bene del centrodestra e per non consegnare la città alla sinistra". Esce poi un commento piuttosto tagliente anche da parte di Idea Giuliana che, a proposito di ovovia, precisa: "Per noi i requisiti sono essenzialmente due: un finanziamento a totale carico dello Stato secondo il cronoprogramma ed il rispetto delle norme ambientali. Se non dovessero  sussistere questi requisiti la cabinovia dovrà essere cancellata dal piano delle opere, non riproposta nel prossimo programma elettorale del centrodestra, quindi risolto il contratto con l'appaltatore, considerata la clausola di salvaguardia a favore del Comune inserita in contratto". Non tace nemmeno l'assessore Giorgio Rossi, fedelissimo del sindaco Dipiazza, ma da sempre freddo sul progetto della cabinovia: " Quella di fermarsi nella vita è una scelta dolorosa, ma arrivati a un certo punto va presa, per il bene di tutti. Non può essere la cabinovia a decidere chi governerà la città".  Rossi nella sua lunga intervista al quotidiano locale allarga un po' il tiro affermando da un lato che l'atteggiamento del sindaco sul tema più che ostinato è "prudente, visto il contratto con Leitner e l'esposizione a eventuali penali" e dall'altro confidando che Dipiazza, da persona intelligente qual è, saprà fare sintesi "e prendere la decisione migliore, per il bene di tutti".   A ulteriore chiarimento del suo pensiero ecco cosa farebbe Rossi se fosse al posto del sindaco: "Se fossi certo di non avere più disponibilità economica, e di non incappare in code giudiziarie con Leitner, allora mi fermerei. Ma prima serve che i dirigenti, i consulenti e gli uffici legali diano al sindaco un quadro esaustivo".  L' occasione dell'intervista è troppa ghiotta per Rossi che parte con una severa filippica (ndr: a nostro avviso, doverosa!) sul ruolo assolutamente dominante tenuto dalla dirigenza comunale sulla vicenda: "Il dirigente dovrebbe portare al suo diretto referente non una ma tre opzioni, lasciando che sia il politico a decidere, mentre troppo spesso adesso si sente dire "o così o niente". Penso che in questa vicenda la situazione sia sfuggita di mano, portando a una serie di errori di valutazione e a scelte superficiali". La carrellata degli "sganciamenti" dall'ovovia si chiude con la posizione di Noi Moderati : "La cabinovia è un investimento rilevante, che richiede basi solide e condizioni chiare per essere realizzato. Oggi, però, tra incertezze sui finanziamenti, criticità ambientali e priorità urbane più urgenti, queste condizioni non risultano pienamente presenti. Fermarsi ora non significa rinunciare allo sviluppo, ma scegliere responsabilmente  orientando risorse e attenzioni verso interventi più sostenibili e condivisi, realmente utili alla città".  Visto il chiaro "squagliamento" della maggioranza è l'opposizione di centrosinistra a prendere l'iniziativa presentando una mozione urgente a firma congiunta dei capigruppo Barbo, Laterza, Altin e Richetti e del consigliere dem Russo dal chiaro tenore: "Si impegna il sindaco a sospendere ogni altro atto inerente la costruzione della cabinovia metropolitana e a intraprendere il necessario iter per la sua immediata espunzione dalle opere previste dal bilancio comunale".
Se fino a ieri e su qualunque altro tema le mozioni del centrosinistra finivano regolarmente nel cestino, oggi il clima è decisamente cambiato e l'urgenza passa in sede di capigruppo con l'astensione determinante di Lega e Fratelli d'Italia ed il voto contrario di Forza Italia, Lista Dipiazza, Idea Giuliana e di Salvatore Porro (vannacciano dell'ultima ora).  Quindi si andrà al voto e alla discussione su questa mozione il prossimo 9 marzo, salvo sorprese dell'ultima ora. E nel frattempo che succede? Dipiazza si è preso l'impegno di sentire tutti i partiti di maggioranza, ma anche tecnici, consulenti e legali in modo da arrivare con una linea comune prima della seduta consiliare: "La decisione sulla cabinovia verrà presa dal centrodestra, in modo compatto".  Tuttavia le sue granitiche certezze sull'opera e sul suo stesso destino sono parse vacillare tanto che l'Ansa, nel tardo pomeriggio dello scorso 27 febbraio rilanciava una sua chiara dichiarazione: "Nei prossimi giorni convocherò la maggioranza, poi vediamo i risultati: se dopo questi incontri, la maggioranza vota contro, andiamo a casa. Dopo venticinque anni da sindaco posso anche andare a casa, zero ansie".  Subissato dalle critiche di maggioranza e opposizione (che hanno visto in queste parole un evidente "ricatto" politico nei confronti dei critici alla cabinovia) ecco che Dipiazza torna immediatamente sui suoi, ondeggianti, passi: "Intanto affrontiamo il tema...Poi, se dovessero essere contrari, chiudiamo l'iter e si va avanti: ho sempre lavorato per il bene della città e continuerò a farlo, non ho paura di niente. Anche perché chi vuoi che mi faccia cadere ad un passo dalle elezioni? Lavorerò come sempre, fino alla fine del mandato, con o senza cabinovia: del resto, hanno bisogno di me per la campagna". Tralasciando gli ulteriori, pesanti apprezzamenti del sindaco nei confronti di Forza Italia (anche questi poi rimangiati), il clima è da vero far west con costanti imboscate e riposizionamenti strategici. Caro Roberto rifletti bene su ciò che farai nelle prossime settimane: se, come dici, vuoi veramente bene alla tua città e se davvero in Consiglio comunale la tua maggioranza avrà il coraggio di bocciare una volta per tutte la cabinovia, la cosa più giusta da fare sarebbe quella di farsi da parte e di ridare la parola ai cittadini. Trieste non merita e non si merita un anno e mezzo di una giunta e di una maggioranza che, mai come in questa occasione, hanno confermato di essere deboli, litigiosi e divisi sulle scelte fondamentali per il futuro di Trieste.  
 
DOPO LA TRIESTINA, BALLA ANCHE LA PALLACANESTRO TRIESTE
 
La notizia è piombata al Pala Trieste (quasi) del tutto inattesa facendo tremare per le sorti della Pallacanestro Trieste i suoi fedelissimi 4.729 abbonati, secondo pubblico italiano dopo Milano. Di che cosa si tratta? Delle trattative intessute dall'attuale proprietario del 99 % della società, ovvero il californiano Paul Matiasic, per trasferire il titolo sportivo ed il prestigio della Champions League a Roma, all'ombra del Colosseo, facendo rivivere al capoluogo giuliano la pessima esperienza già vissuta quando Bepi Stefanel prese armi e bagagli e si trasferì a Milano. Dalla società è arrivato subito un comunicato che però appare, ad una attenta lettura, piuttosto ambiguo: "La società non ritiene di dover rispondere a indiscrezioni non confermate che alimentano sulla stampa speculazioni incomplete e frammentarie. Ogni affermazione che conduca a ritenere che Trieste, in futuro, non avrà una pallacanestro di alto livello è destituita di ogni fondamento".   E' proprio questo il punto che si presta a possibili interrogativi: cosa significa basket di alto livello?  Secondo una  clausola fatta inserire dai soci di Trieste Basket all'epoca della cessione del 9 % delle quote sociali, col mantenimento simbolico dell' 1 %, Matiasic si era assunto l'impegno di mantenere il titolo sportivo a Trieste fino al 2029: è questo l'impegno cui fa riferimento il comunicato della società?  Difficile dirlo.  Molto seccata è in ogni caso la reazione del presidente della regione Fedriga: "L'amministrazione regionale non può che ritenere inverosimili le indiscrezioni di stampa relative al possibile trasferimento in altra sede del titolo sportivo di serie A della Pallacanestro Trieste...Se viceversa questa ipotesi dovesse corrispondere a realtà, ci troveremmo di fronte ad una grave mancanza di rispetto nei confronti di un intero territorio e delle sue istituzioni che hanno prima accolto e poi sostenuto - finanziariamente e non solo - la nuova proprietà".  Di tutt'altro tenore la replica del sindaco Dipiazza: "Se l'americano vuole andarsene, che se ne vada. Ripartiremo da zero come abbiamo già fatto in passato. Mi sono già mosso con gli imprenditori locali come feci all'epoca con Paniccia e altri. Quando Dipiazza chiama, gli imprenditori rispondono". Mah. Non sappiamo davvero, visti tutti i grattacapi che sta vivendo attualmente la sua amministrazione, da dove il sindaco tragga tutta questa sua tracotante sicurezza. Fossimo al suo posto, cercheremmo innanzitutto un urgente confronto con Matiasic per chiedere il rispetto di tutti gli impegni presi. Quanto al supporto degli imprenditori locali, chiesto più volte dallo stesso Matiasic, per convincerlo ad investire ancora di più nella Pallacanestro Trieste, forse il sindaco avrebbe fatto meglio a parlarne direttamente con lui a tempo debito. Speriamo proprio di aver torto, ma la sensazione precisa è che ormai i buoi siano scappati dal recinto e che non ci sia più margine per far rimanere "l'americano" a Trieste.
 
Mauro Zinnanti  
 
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