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Pillole di stagione, Zinnanti: "Chiudono abbigliamento e calzature, le rose di Cattinara"

 |  Redazione sport  |  Commento del giorno
Mauro Zinnanti
CATTINARA: IN APRILE FIORIRANNO LE ROSE AL CANTIERE DELL'OSPEDALE TRIESTINO?
 
Oramai non si sa più cosa pensare. Il fermo-cantiere a Cattinara dura dallo scorso agosto per le note problematiche finanziarie che hanno travolto l'impresa costruttrice Rizzani de Eccher, ma il megassessore regionale alla sanità Riccardo Riccardi è fiducioso.  "Entro aprile conto che possano esserci novità - queste le testuali parole pronunciate in occasione della recente inaugurazione a Cattinara della nuova sede della Medicina d'urgenza -  Abbiano lavorato molto e difeso questo contratto. Nella graduatoria non c'era un'altra impresa e siamo entrati in una situazione dove la colpa è solo la crisi di un'azienda, una crisi finanziaria con strumenti contrattuali che devono essere gestiti a certe condizioni. Non è un problema della politica, delle risorse o del burocrate". Sin qui l'illuminato pensiero dell'assessore in ordine al quale ci permettiamo di fare alcune considerazioni. La prima, piuttosto banale, se vogliamo. Il problema non sarà né della politica né di risorse, ma è tutto sulle spalle degli operatori e dei pazienti che giornalmente lavorano o si rivolgono all'ospedale cittadino. Questo è un elemento di valutazione che l'assessore non può non tenere presente nell'esame della situazione.  La seconda: ha l'assessore la benché minima idea di un "piano B" nel momento in cui, malauguratamente, non si trovasse una via di uscita per questo specifico cantiere nell'ambito della procedura di concordato preventivo attualmente in corso?  Le seguenti affermazioni di Riccardi lasciano qualche dubbio al riguardo:" Aprile sarà un mese decisivo. Confermerà il fatto che questo cantiere può rimanere aperto a queste condizioni, ovviamente riviste. Oppure, cosa che mi auguro non avvenga, si debba chiuderlo e aprirne un altro con tutte le conseguenze del caso, ovvero revisione progettuale, capitolati, gara e tempi molto lunghi. Mi auguro che, al di là di chi sarà, abbia credibilità, capacità ed esperienza di poterlo fare. Contiamo su questo". Stia tranquillo l'assessore, perché su quest'ultimo aspetto (che lascia trasparire più di una vena di preoccupazione assessorile sulla positiva soluzione della vicenda de Eccher) contiamo parecchio anche noi. Non solo. Ciò che ci permettiamo di suggerire, sempreché qualcuno abbia la voglia (e l'umiltà) di ascoltare, è di valutare attentamente l'opportunità (sempre se fosse necessario chiudere il contratto con la de Eccher) di nominare un Commissario per l'opera che garantisca tempi certi e rapidi per tutte le attività necessarie alla riattivazione del cantiere di Cattinara: la sanità triestina non può permettersi ulteriori ritardi pena il suo definitivo tracollo!  
Alle parole di Riccardi si aggiungono quelle, davvero molto "particolari", del direttore generale di Asugi Poggiana: "lavoriamo e ci impegniamo con sforzi e responsabilità non sempre capite. Non possiamo rischiare di rimanere altri dieci anni con un cantiere aperto. Entro aprile dovremmo riuscire ad avere una soluzione. I cittadini vedono le gru ferme che si muovono solo con la bora. Da agosto sono bloccate per la crisi di un grande operatore economico, molto importante per la Regione che negli anni ha dato tanto. E' una situazione che, al di là dei riflessi su Cattinara, sconvolge e rende particolarmente tristi, anche perché di mezzo ci sono posti di lavoro". Ecco, è proprio quest'ultima dichiarazione del dg ad attirare la nostra attenzione. Se sul piano umano la possiamo comprendere, davvero non capiamo come Poggiana non si sia sentito in dovere di spendere nemmeno una parola di vicinanza verso operatori sanitari e pazienti che sono le prime vittime di questo interminabile cantiere.  Ma forse siamo noi ad avere una visione distorta della realtà.  Per intanto, non ci resta che attendere con ansia aprile e le ulteriori puntate di questa scandalosa vicenda.
 
COMMERCIO IN AFFANNO: CHIUDONO I NEGOZI, MA APRONO NUOVI SUPERMERCATI.
 
I numeri come sempre parlano chiaro. Secondo i dati resi noti dall'Osservatorio "Città e demografia d'impresa" di Confcommercio tra il 2012 ed il 2025 hanno chiuso a Trieste 611 attività commerciali, di cui 49 solo nell'ultimo anno. Nel complesso le realtà produttive sono calate da 1.887 a 1.276 con chiusure che nell'80 % dei casi sono avvenute nelle zone rionali e periferiche. Interessante è anche il dettaglio delle categorie che sono state maggiormente interessate dalle chiusure. Guida questa triste classifica il settore abbigliamento e calzature con 172 chiusure, seguono le profumerie-gioiellerie con 107, il commercio ambulante con 81, i mobili-ferramenta e accessori per la casa 68, gli alimentari 47 e le librerie-cartolerie 44.  Debacle pesante, soprattutto nei rioni, anche per le edicole (- 72) e per  le tabaccherie (- 23). In questo deserto commerciale, chi cresce?  Crescono i distributori automatici di bevande ed altri prodotti  (+ 19 postazioni) ed il settore ricettivo (+ 53 imprese tra alberghi, alloggi, ristoranti, bar, pasticcerie, rosticcerie e gelaterie). Dato quest'ultimo che se da un lato conferma la crescita dell'offerta  turistica in città, dall'altro non basta certo a fermare l'emorragia di attività commerciali in particolare nei rioni periferici. Sempre guardando al terziario, spicca il dato, assolutamente abnorme a fronte di una città in costante calo demografico, dei supermercati a Trieste.  Quelli di grandi e medie dimensioni (ovvero che hanno una superficie superiore ai 250 metri quadrati) sono attualmente 47 per una superficie complessiva di 51.831 metri quadrati, cui tra circa un anno si aggiungeranno i nuovi market di Cadoro a Barcola e di Aldi in via Salata. Venticinque sono invece gli esercizi più piccoli "di vicinato". Supermarket a parte, il quadro che ne esce è quello di un settore commerciale in forte sofferenza. A tale proposito appare lucida l'analisi delle cause da parte del presidente provinciale di Confcommercio Paoletti che ne indica puntualmente alcune quali la diffusione del commercio online, l'intensa pressione fiscale, l'alto costo delle locazioni ed il calo demografico. Più vaga è l'indicazione delle possibili soluzioni. Parlare di "patti locali per la riattivazione dei fori sfitti", varo di "una logistica sostenibile e connessa con i sistemi digitali" oppure di "fruibilità di piattaforme di welfare territoriale che permettano alle imprese di erogare crediti spendibili nei negozi e servizi di prossimità", appare piuttosto fumoso.  A nostro modesto avviso, infatti, servirebbe piuttosto l'elaborazione di una serie mirata di piani di rigenerazione urbana che rendano attrattivi ed appetibili nuovi, piccoli insediamenti commerciali con un occhio di riguardo all'imprenditoria giovane e femminile, anche di origine straniera, tramite la previsione di una serie articolata di agevolazioni che, soprattutto in una fase di start up, puntino ad abbattere i costi locativi, del lavoro e dei servizi generali.  Serve avere coraggio ed incentivare quella creatività e quella voglia di fare che siamo sicuri albergare tuttora nelle giovani generazioni.   Solo così si ripopolerebbero le nostre periferie e si darebbe nuovo slancio a quella vocazione commerciale che ha sempre caratterizzato la crescita economica della nostra città.
 
Mauro Zinnanti
 
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