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Pillole di stagione, Zinnanti: "Che fine ha fatto il Terminal intermodale di Servola? Rischio incendi in Carso"

 |  Redazione sport  |  Commento del giorno
Mauro Zinnanti
PORTO DI TRIESTE: CHE FINE HA FATTO LA NUOVA STAZIONE DI SERVOLA?
 
Risolta, finalmente, la questione legata alle nomine del nuovo presidente e del nuovo segretario generale, incombono sul futuro del porto di Trieste alcuni rilevanti nodi infrastrutturali la cui soluzione appare, ogni giorno che passa, sempre più urgente. Di che cosa stiamo parlando? Stiamo parlando in particolare del nuovo terminal intermodale di Servola, opera fondamentale per assicurare un rapido flusso delle merci in partenza e in arrivo sia all'attuale piattaforma logistica sia, in prospettiva, al nuovo terminal contenitori costituito dal futuro Molo Ottavo.
Della centralità di quest'opera nell'ottica delle prospettive di sviluppo dello scalo triestino è convinto assertore il presidente Consalvo che ne ha fatto la questione principale da affrontare e risolvere nei suoi primi mesi di mandato.  Il problema, noto, riguarda lo sblocco dei 180 milioni di euro finanziati a suo tempo dal ministero delle infrastrutture e dei trasporti sul Fondo complementare al Pnrr con una scadenza temporale al 31 dicembre 2026 apparsa, molto presto, impossibile da rispettare da parte dell'Autorità di sistema portuale. Prudenzialmente, infatti, in assenza di qualsiasi assicurazione ministeriale in merito ad una proroga all'utilizzo dei fondi, l'allora Commissario Torbianelli aveva deciso l'anno scorso di non procedere alla pubblicazione del bando di gara in attesa di lumi da Roma che consentissero all'Autorità la gestione di gara e opere con la dovuta tempistica. 
A che punto siamo? Siamo ancora all'anno zero. Infatti, nonostante le continue sollecitazioni di Consalvo e le contestuali assicurazioni di Fedriga e Salvini sulla "strategicità dell'opera e sull'impegno a confermare le risorse", nulla è stato ancora formalizzato. La situazione è, tecnicamente, piuttosto complessa. Secondo le regole contabili, le risorse in questione risultano tuttora trasferite al bilancio dell'Adsp con la "ghigliottina" dell'utilizzo al 31 dicembre 2026 e per poterle dirottare in un triennio di bilancio utile all'effettiva realizzazione dell'opera (2027-2030), parrebbe necessario trovare un'altra opera, sempre finanziata dal Fondo complementare con finalità simili e che sia prossima alla conclusione entro il corrente anno. La cosa non è facile. Anche in base ad un'altra regola "aurea" in tema di bilancio dello Stato, quella "dell'invarianza dei saldi di bilancio", ovvero si possono spostare fondi da un'opera ad un'altra purché non si creino oneri aggiuntivi al bilancio dello Stato. L'analisi, dicono fonti romane riportate dal quotidiano locale, sta proseguendo alacremente ma la quadra non è stata ancora trovata e non è detto che sarà trovata in tempi rapidi. Per intanto Consalvo continua a lavorare per rendere fattibile l'indispensabile opera: "Il collaudo dell'opera andrebbe fatto entro fine 2026, cosa impossibile, e dunque i soldi non possiamo spenderli. Ci serve un atto formale del ministero che posticipi i tempi, ma al momento non abbiamo impegni. Stiamo comunque andando avanti su adeguamento tecnico e valutazione dei costi di cantiere, perché il progetto va aggiornato dopo qualche anno. Tra poche settimane saremo pronti a partire con la gara, ma l'appalto non può essere aggiudicato se non c'è certezza dei tempi di spesa. Quanto sia legato ad una difficoltà tecnica non posso valutarlo e nessuno al Mit e al Mef mi ha dato la sensazione di non credere nel progetto, dichiarato tra le prime dieci opere strategiche in Italia. Resto fiducioso che si trovi una soluzione in tempi brevi".  Noi, naturalmente, facciamo il tifo per Consalvo e per il porto di Trieste, nella piena consapevolezza che senza quest'opera (che consta dello snodo ferroviario ma anche anche del nuovo svincolo autostradale) il futuro infrastrutturale del porto resta congelato e non avrebbe alcun senso in prospettiva far partire i 300 milioni di investimento per il nuovo Molo Ottavo. Aggiungiamo che, secondo il nostro modesto avviso, andrebbe percorsa un'altra via ben più semplice (e accennata dallo stesso Consalvo) per garantire che la copertura finanziaria dell'opera sia allineata alla sua tempistica realizzativa. Di che cosa stiamo parlando? Di un motivato provvedimento amministrativo di proroga nell'utilizzo dello stanziamento del Fondo complementare. Qual è l'ostacolo che non consente di procedere in tal senso? Non lo sappiamo proprio e vorremmo che al ministero qualcuno cortesemente ce lo spiegasse in maniera chiara ed incontestabile.   
A pochi chilometri da noi, peraltro, la concorrenza è davvero spietata e non aspetta certo i tempi della burocrazia romana. A Capodistria entro quest'anno diverrà operativo il nuovo binario che collega il porto con Divaccia e che consentirà di raddoppiare la capacità intermodale dello scalo sloveno, mentre a Fiume è entrato in funzione il nuovo terminal container in gestione ad una società controllata da Apm terminals, che fa parte del gigante armatoriale danese Maersk. Insomma la competizione tra i porti dell'Alto Adriatico è ai massimi livelli e vi è la piena consapevolezza negli operatori più avveduti che se a Trieste non ci si darà una sveglia in tempi rapidissimi presto c'è il serio rischio di restare indietro per molti anni a venire. "Siamo stati fermi un anno e mezzo. Nel resto del mondo tutti corrono. Noi no": è l'amaro sfogo di un operatore come Francesco Parisi, con chiaro riferimento al prolungato vuoto di governance ai vertici dell'Autorità portuale. Bisogna correre, recuperare il tempo perduto. Ne va delle concrete prospettive di sviluppo non solo dello scalo giuliano, ma anche dell'intera economia regionale.
 
RISCHIO INCENDI IN CARSO: MAXI-ESERCITAZIONE TRANSFRONTALIERA. MA I VIGILI DEL FUOCO DOVE SONO?
 
Estate 2022: inferno di fuoco nel Carso italiano e sloveno con siccità e vento che hanno provocato disastri per intere giornate. Esperienza difficile da dimenticare e, se possibile, da prevenire. In quest'ottica si è inserito alla perfezione il progetto "Cross Alert", finanziato nell'ambito del programma transfrontaliero Interreg Italia-Slovenia. Proprio nell'ambito di questo progetto si è tenuta nei giorni scorsi una grande esercitazione antincendio boschivo con base logistica a Duino Aurisina. All'operazione hanno partecipato 150 persone tra volontari, operatori professionali e forze dell'ordine. L'evidente e condivisa finalità era quella di affinare e coordinare l'attività dei vari soggetti coinvolti non solo per garantire la sicurezza di chi vive sul Carso, ma anche di tutti coloro che potrebbero essere chiamati ad operare per spegnere l'incendio. Lato Friuli Venezia Giulia, protagonisti dell'operazione sono stati il Corpo forestale e la Protezione civile della Regione (con l'aggiunta dei pompieri volontari, delle protezioni civili di vari comuni, dei volontari della Polizia di Stato, dei Radioamatori italiani e della Croce Verde di Gorizia) e lato Slovenia i Vigili del Fuoco dei comuni di Postumia e Aidussina. Numerosi i mezzi impegnati nell'area di intervento che comprendeva i territori comunali di Duino Aurisina e, parzialmente, Monfalcone e Doberdò del Lago. L'esercitazione è perfettamente riuscita permettendo di mettere a fattor comune le caratteristiche dell'organizzazione regionale in materia di protezione civile, le attività antincendio boschivo e le nuove strategie adottate, anche in risposta alle criticità rilevate nella precedente e drammatica esperienza del 2022.  Tutto bene, allora? Non proprio, visto che la mancata partecipazione del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, oltre a provocare una decisa presa di posizione del sindacato di categoria, Conapo, ha indotto il consigliere regionale piddino Russo a presentare una "pepata" interrogazione all'assessore regionale alla protezione civile Riccardi. "L'esperienza del 2022 - rileva Russo nell'interpello - ha confermato che la gestione di emergenze di tale portata richiede la massima integrazione operativa tra le componenti della Protezione civile regionale e dei Vigili del fuoco, soggetto che per legge detiene la titolarità del soccorso tecnico urgente e della direzione delle operazioni di spegnimento. E' preoccupante che si sia scelto di testare la macchina dei soccorsi ignorando il soggetto che, per competenza, professionalità e mezzi, rappresenta il primo protagonista della lotta attiva agli incendi boschivi".  Certamente condivisibile il ragionamento del consigliere Russo che, adombra, tra l'altro il timore, sollevato dalla stessa organizzazione sindacale di categoria, che dietro questa scelta vi sia una precisa volontà giuntale di operare una sorta di privatizzazione di un servizio essenziale per la pubblica incolumità o di creare sistemi di emergenza paralleli che rischiano di indebolire l'efficacia degli interventi.  Nell'attesa che l'assessore di riferimento trovi il tempo (e la voglia) di rispondere, arriva puntuale la replica del Corpo forestale regionale, nelle persone di Andrea Giorgiutti e di Paolo Benedetti, rispettivamente comandante regionale del Corpo e Ispettore dello stesso Corpo per Trieste e Gorizia, nonché coordinatore dell'esercitazione: "Non c'era alcuna volontà di esclusione. Semplicemente il progetto Interreg non prevedeva la presenza dei Vigili del fuoco, la cui preparazione nei settori curati nell'occasione è ampiamente provata". Nell'attesa di ricevere anche la risposta formale del competente assessore regionale, ci permettiamo, sommessamente, di osservare da un lato che all'esercitazione erano ben presenti i Vigili del fuoco, solo che erano quelli sloveni, e dall'altro che il fatto che nel progetto Interreg non era prevista la loro presenza non significa che, per motivate e qualificate ragioni, il Corpo forestale (coordinatore dell'evento) ben poteva invitare i Vigili, dando concreta dimostrazione di quel coordinamento operativo che costituisce, come attestato da tutti i soggetti coinvolti, la risposta più efficace per fronteggiare situazioni di emergenza come quelle drammatiche vissute nell'estate 2022. Confidiamo, davvero, di non dover tornare più su questo imbarazzante argomento.
 
Mauro Zinnanti
 
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