Pillole di stagione, Zinnanti: "L'utilità delle Province, malessere straniero a Monfalcone"
| Redazione sport | Commento del giorno

Mauro Zinnanti
RINASCONO LE PROVINCE: MA SARA' UNA COSA UTILE E SERIA?
Dunque è fatta. Uno dei principali punti programmatici del doppio mandato di Fedriga al vertice della Regione s'appresta a diventare realtà. Nella seduta di venerdì 17 aprile la Giunta regionale ha infatti approvato in via preliminare il disegno di legge regionale che reintroduce le Province nell'assetto istituzionale del Friuli Venezia Giulia. Un passaggio atteso e che costituisce l'attuazione della sofferta modifica dello Statuto regionale intervenuta con legge costituzionale lo scorso gennaio dopo un lungo iter avviato nel 2023. Sarà vera gloria? Ai posteri l'ardua sentenza. L'impressione, confermata da autorevoli interventi critici non solo da parte dell'opposizione di centrosinistra ma dall'interno della stessa maggioranza di centrodestra, è quella di trovarci in presenza più che di una riforma, di un restauro delle "vecchie" Province, per di più prevedendo un'iniziale attribuzione di alcune striminzite deleghe, da incrementare successivamente tramite un accidentato percorso per fasi di cui è ben difficile ipotizzare la concreta fattibilità.
Com'è nostro costume, cerchiamo di fare un po' d'ordine con l'obiettivo di spiegare la situazione. Nel disegno di legge, che nell'aspirazione del competente assessore regionale agli enti locali Roberti dovrebbe venir approvato dal Consiglio entro il mese di maggio, si prevede l'attivazione del nuovo-vecchio ente dal primo gennaio 2027 con la nomina, in prima battuta, di un Commissario che verrà sostituito quanto prima da una Giunta eletta con un presidente ed un massimo, in una prima fase, di tre assessori. Di cosa dovranno occuparsi le Province? Sempre in una prima fase, le deleghe che si prevede di assegnare riguarderanno l'Edilizia scolastica relativa alle scuole superiori, la Viabilità ex provinciale e una nuova materia, definita Casa dei Comuni e che dovrebbe fornire un supporto, non meglio dettagliato, ai Comuni. Tutto qui? Sì. Tutto qui. Salvo che il disegno di legge richiama un elenco di competenze aggiuntive (praticamente tutte quelle gestite dai diversi assessorati regionali) che in ipotesi potrebbero essere devolute ai nuovi enti con una ulteriore legge ordinaria. Questa seconda fase, se e quando concretizzata, dovrebbe portare a partire dal 2029 ad un regime provinciale "ordinario" con la previsione di una giunta provinciale a dieci componenti. Un primo commento a volo d'angelo: molta attenzione al contenitore istituzionale, molta di meno ai contenuti. Eppoi una fondamentale domanda: atteso che l'esecutivo regionale sembra al momento escludere la necessità (che alcuni costituzionalisti paiono ritenere sussistente) di un referendum popolare che preceda la scelta di reintrodurre le Province, ma al cittadino comune importa davvero di questa scelta? E' una scelta che migliora la qualità dei servizi forniti o rischia solo di ricreare un livello decisionale di cui non si sentiva proprio la mancanza? Una suddivisione di competenze che, in una Regione piccola come la nostra, era apparsa irragionevole e non funzionale tanto da portare dieci anni fa alla scelta di abolirle! Ora si torna indietro ma, per quel che si è capito, il cammino per far approvare il nuovo assetto nei tempi indicati dall'assessore Roberti appare parecchio accidentato. Oltre alle dettagliate osservazioni del centrosinistra che criticano il metodo (senza referendum e senza coinvolgere né i sindaci, né altri portatori d'interesse), sono stati alcuni maggiorenti di Fratelli d'Italia a sparare a zero sulla riforma appena approvata dalla Giunta Fedriga. "Le riforme si fanno per portare vantaggio ai cittadini, diminuire i costi e garantire servizi - afferma l'europarlamentare Alessandro Ciriani - Le Province devono essere enti evoluti, con competenze, risorse e personale: cosa che con l'assetto previsto non c'é. La Provincia finisce per combaciare con gli Edr (ndr: enti di decentramento regionale che attualmente gestiscono alcune funzioni ex provinciali): ha senso una riforma così incompleta? Non è meglio fermarsi ed attivare una fase costituente con un processo di partecipazione capillare che coinvolga sindaci, portatori di interesse e associazioni? La preoccupazione è che le Province siano percepite come un poltronificio". Parole dure nei toni e nella sostanza che, anche se il segretario regionale di FdI tenta di minimizzare, vengono supportate da altri esponenti regionali del partito e ribadite dall'eurodeputato Ciriani qualche giorno dopo in un'intervista al quotidiano locale. La voce di Ciriani è decisamente autorevole, in quanto proveniente da chi ha già diretto la Provincia di Pordenone per cinque anni ed è stato sindaco del capoluogo di provincia per otto anni. "C'è stata pochissima condivisione prima di andare in Giunta regionale e nessuna considerazione in merito a un documento predisposto dal coordinamento regionale di FdI - dichiara Ciriani - documento che chiedeva appunto per dare un senso alle nuove Province maggiore efficienza, minore spesa, stretto rapporto con i sindaci e i portatori di interesse". La sottolineatura, che ci pare assolutamente condivisibile, è quella di fare in modo che questi enti forniscano indispensabili supporti tecnici all'attività di Comuni medi e piccoli che non ce la fanno più a gestire funzioni complesse come quelle di stazione appaltante, segreteria generale, avvocatura, gestione e rendicontazione di progetti, politiche europee e via discorrendo: ma tutto questo è meramente accennato nel disegno di legge Roberti ed il rischio è che "così facendo, ci si può schiantare". Sin qui le chiare parole di Ciriani, cui hanno fatto seguito quelle dell'on. De Monte di Forza Italia che testualmente ha affermato: "Il mancato coinvolgimento preventivo dei sindaci costituisce un vulnus metodologico nel percorso intrapreso finora dalla Regione. Oggi non basta prevedere una consultazione formale a iter già avviato: serve una vera e propria fase costituente che permetterà di disegnare un ente su misura per le esigenze attuali". Tutto tace in casa leghista con Fedriga che, impegnato nell'ennesima missione negli States, pare non particolarmente coinvolto dalla querelle sulle nuove-vecchie Province e molto più attento a sfogliare la margherita sul suo futuro politico tra un probabile approdo romano ed una possibile suggestione municipalista. La cittadinanza, attonita e perplessa, osserva da lontano, anche se la sensazione precisa è quella di una classe dirigente regionale che ha perso la bussola e che, di fronte ai pesanti venti di crisi che arrivano dal Medio Oriente, si balocca in giochetti istituzionali davvero surreali e che attestano lo scarso o nullo interesse verso i problemi reali delle imprese e dei cittadini di questa regione.
FINCANTIERI FA IL PIENO DI COMMESSE MA IL SINDACO DI MONFALCONE LANCIA L'ALLARME: "NON PASSA LO STRANIERO!"
Bilancio 2025 in forte utile dopo anni di pesanti disavanzi ed il pieno di commesse di navi da crociera fino al 2039: sono i brillanti risultati che l'amministratore delegato di Fincantieri Pierroberto Folgiero ha di recente presentato ai media con un moto, più che giustificato, di orgoglio per una conduzione davvero eccellente del campione nazionale della cantieristica. C'è un neo però, divenuto molto rilevante negli ultimi anni, ovvero quello del rapporto del cantiere con la città di Monfalcone, o meglio, di una quota rilevante di manodopera straniera, proveniente da paesi come il Bangladesh, che oggi pesa per circa un terzo della popolazione residente con usi, costumi e credenze religiose che poco e male si integrano con quelli tipici della civiltà occidentale. Il malessere che si percepisce a Monfalcone dura da tempo e qualche mese fa aveva portato all'approvazione di una mozione unitaria in Consiglio comunale per aprire con Fincantieri un tavolo di confronto che affrontasse tutti gli aspetti del problema. Quel documento, in cui tra l'altro si poneva in dubbio il modello industriale sin qui seguito dalla società, aveva provocato la piccata reazione pubblica di Folgiero ma, calmate le acque ed intervenuti una serie di autorevoli "pompieri", era sfociato nell'apertura del tavolo che, sotto la regia di Fedriga, risulterebbe avere iniziato i suoi lavori. Nel frattempo però era scoppiata un'altra grana, ovvero quella del diniego comunale al lavoro notturno di Fincantieri per l'installazione di nuove gru a cavalletto, funzionali alla realizzazione delle maxi navi: la causa è tuttora pendente con una richiesta di risarcimento danni per 3,5 milioni di euro causati alla società per il rallentamento di 5 settimane nei lavori di installazione delle gru. Insomma clima piuttosto incandescente ed in questo clima ecco le pesanti dichiarazioni rilasciate dal sindaco di Monfalcone Luca Fasan: "Di fronte ai nuovi bisogni serve un riequilibrio che punti soprattutto sulla manodopera locale e regionale, e governando i processi di esternalizzazione con un piano effettivo di riduzione dei subappalti. In ogni caso non possono essere previsti nuovi arrivi stranieri, se non nell'ambito delle nazionalità già proposte dall'amministrazione, in una città come la nostra che deve già affrontare problemi abitativi e di sovraffollamento, quelli scolastici, relativi alla sicurezza, sanitari e quelli insostenibili del carico assistenziale sul bilancio comunale, propri di una comunità con scarsa propensione all'integrazione. Le scelte di Fincantieri che puntano alla crescita dello stabilimento vanno accompagnate con un confronto con il territorio nel quadro di una chiara responsabilità sociale di impresa". Fasan ha lanciato l'ennesimo sasso nello stagno e subito si sono mossi i primi pompieri, a salvaguardia della principale realtà produttiva regionale che, non c'è bisogno di rimarcarlo, produce tre miliardi di euro di Pil all'anno in Friuli Venezia Giulia! A scendere in campo è stata la sottosegretaria all'Economia e Finanze Sandra Savino: "Alimentare uno scontro frontale non aiuta Monfalcone, non aiuta i lavoratori e non aiuta nemmeno la ricerca di soluzioni serie. Il tema vero è governare la crescita, rafforzare il legame col territorio, sostenere l'occupazione locale e affrontare con pragmatismo le criticità che esistono. Chi ha responsabilità pubbliche deve favorire soluzioni, non alimentare contrapposizioni che rischiano di indebolire un presidio industriale essenziale per Monfalcone e per l'intero Friuli Venezia Giulia...Fincantieri va considerata per ciò che rappresenta: non un problema da contrapporre alla città, ma una risorsa strategica da accompagnare con politiche industriali e sociali adeguate". Chiarissime le parole della Savino che questa volta trovano una insospettata sponda nell'eurodeputata Cisint (più volte protagonista di vere e proprie crociate contro le forme più estreme dell'integralismo islamico che si annidano anche nella numerosa comunità straniera presente a Monfalcone) che riferendosi all'uscita del "suo" sindaco Fasan ha testualmente dichiarato: "Nessuno può permettersi polemiche che non contribuiscono all'interesse di Monfalcone, cittadini e lavoratori. Ora serve un dialogo franco e costruttivo". Da Fincantieri nessun commento ufficiale ma dietro le quinte vi è la piena consapevolezza che bisognerà riaprire e presto il tavolo a tre Regione, Comune e Fincantieri per tentare di affrontare i tanti nodi aperti, a partire dalla carenza di manodopera locale, per risolvere i quali, come più volte detto da Folgiero "non esiste una bacchetta magica". Speriamo bene perché la partita per l'economia regionale (e non solo) è troppo importante per non essere giocata con la dovuta serietà e buona volontà da parte di tutti gli attori che vi prenderanno parte, ciascuno col proprio ruolo e col proprio carico di responsabilità.
Mauro Zinnanti
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