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Pillole di stagione, Zinnanti: "Il Comune si nasconde sul Porto, perplessità sulle Province"

 |  Redazione sport  |  Commento del giorno
Mauro Zinnanti
PORTO CHIARO RILANCIA: SU PORTO VECCHIO IL COMUNE CONTINUA A NASCONDERSI
 
Nel corso di un'affollata conferenza stampa tenutasi negli scorsi giorni, il gruppo Porto Chiaro (nato spontaneamente a fine 2024) lancia un preciso guanto di sfida al Comune di Trieste. Secondo i referenti del Comitato, infatti, la strada finora percorsa dalla Giunta Dipiazza per la valorizzazione di Porto Vecchio è sbagliata nel metodo e nel merito. Facciamo un po' di cronistoria a beneficio dei lettori. I piani per la valorizzazione dell'area sono molteplici e partono già dal lontano 2008 con uno studio dell'ing. Giovanni Cervesi, cui seguì nel 2013 un "master plan" di Italia Nostra. Dopo il famoso emendamento Russo (approvato a fine 2015) che diede il via alla sdemanializzazione dell'area, la giunta Cosolini affidò alla Ernst&Young il compito di redigere un nuovo piano complessivo per l'area. Nel 2016 il Dipiazza ter abbandona l'idea di un progetto urbanistico complessivo per l'area e dà inizio ad una serie di iniziative "a spizzico magnifico" e senza una regia unitaria con la volontà di rispondere via via ad una serie di "urgenze" cittadine. Ne è un esempio il nuovo Centro congressi nato in pochi mesi in vista dell'importante appuntamento di Esof 2020, ovvero il Forum europeo della scienza che si è svolto in città tra il 5 ed 9 luglio 2020. Nella primavera del 2021 il Comune approva la Variante 6 al piano regolatore che per macro aree individua le principali destinazioni d'uso di Porto Vecchio. Lo strumento scelto è quello dell'Accordo di programma tra Comune, Regione e Autorità di sistema portuale, con il chiaro intendimento di accelerare le procedure e di bypassare qualunque forma di coinvolgimento pubblico della cittadinanza. Sempre nel 2021 nasce il Consorzio URSUS (URban SUstainable System) con i "soliti" soci fondatori, ovvero  Regione, Comune e Autorità di sistema, che avrebbe dovuto fungere da cabina di regia dell'intera operazione ma che, di fatto, non ha mai svolto questa funzione. Negli anni Ursus si è segnalato unicamente per aver provveduto a far stimare dall'Agenzia del demanio il valore dei beni compresi nel compendio di Porto Vecchio. Ad agosto 2023 la società bergamasca Costim presenta formalmente una manifestazione di interesse per la valorizzazione immobiliare dell'area con il sistema della finanza di progetto. Il 14 ottobre 2024, a scatola chiusa vista la riservatezza che contraddistingue quasi tutti i documenti predisposti dall'azienda bergamasca, il Consiglio comunale delibera la fattibilità e la pubblica utilità dell'opera. Da notare che avendo artatamente scisso il progetto in due parti (una pubblica e l'altra privata), il Comune ha ritenuto di non attivare alcun dibattito pubblico sul progetto. Infatti operando questa "virtuale" divisione la parte "pubblica" della finanza di progetto quota 162 milioni di euro, ben al di sotto dell'importo di 200 milioni di euro che rende obbligatorio il dibattito pubblico. Si sono pertanto resi pubblici alcuni documenti solo in due ulteriori occasioni: la gara europea per la ricerca del soggetto che dovrà verificare la sostenibilità economica del Progetto di fattibilità tecnico-economica e la procedura regionale di verifica dell'assoggettabilità del progetto alla Valutazione di impatto ambientale. In definitiva, come denunciato correttamente dal Comitato, è mancata completamente (e volutamente) qualunque occasione di dibattito pubblico su un progetto che segnerà il futuro della città nei prossimi trent'anni. Semplice la richiesta esposta in Conferenza stampa dagli esponenti del Comitato intervenuti (Paolo Luisi, Livio Stefani, Gabriella Taddeo, Gianfranco Depinguente, Gianfranco Carbone ed Enrico Conte): è necessario, prima che sia troppo tardi, un coinvolgimento reale della cittadinanza e dei portatori di interesse, dalle categorie economiche agli enti di ricerca, per aprire una nuova fase propositiva, perché "una trasformazione urbana di tale portata deve nascere da un dibattito pubblico ampio e strutturato". E se questo suggerimento non dovesse essere accolto cosa potrebbe accadere? Il rischio concreto, a fronte di un progetto privo di "un'anima ispiratrice, di una chiara idea strategica e di una cabina di regia" è quello di dare il via ad una "frammentazione progettuale che potrebbe tradursi in speculazione edilizia senza adeguato ritorno per la città".  A sottolineare questo rischio e la necessità di invertire la rotta è stato, tra gli altri, il lucido intervento di Enrico Conte, già direttore del Dipartimento Lavori Pubblici del Comune "Un progetto di tale portata avrebbe richiesto un percorso pubblico e partecipato, capace di trasformare l'area non in un semplice quartiere residenziale, ma in un catalizzatore di investimenti e di capitale intellettuale".  Da Gabriella Taddeo  alcune proposte concrete per andare oltre all'idea di un Porto vecchio "vetrina" piegato all'over tourism e a logiche immobiliari di fascia alta, con lavoro precario e scarsa ricaduta sociale: abitare inclusivo e collaborativo, diritti e welfare diffuso, lavoro di prossimità e valorizzazione delle competenze locali, tutela ambientale integrata con ricerca e innovazione e uno spazio pubblico fatto di servizi, culture e relazioni. La Taddeo (portavoce di un gruppo più ampio di donne impegnate in varie professioni)  lancia anche due spunti di immediata "cantierabilità" quali la creazione di un Infopoint in Porto Vecchio da intendersi come punto di illustrazione e raccolta di idee e progetti per favorire la discussione ed il confronto e la realizzazione di un Polo Musicale Artistico che favorisca l'ulteriore espansione del Tartini e offra ai gruppi giovanili sale per concerti ed eventi musicali di cui la città è decisamente carente.
Dal Comune per ora solo una replica piccata dell'assessore alla finanza di progetto Everest Bertoli che, con riferimento alla Conferenza stampa del Comitato, ha parlato di una iniziativa che si inserisce nel clima di campagna elettorale che si respira in città e che, secondo il suo pensiero, sarebbe volta unicamente ad "affossare il più importante progetto per il futuro della città". Che dire? Mi sa che la lezione della cabinovia non ha insegnato proprio nulla a Dipiazza ed ai suoi collaboratori. Qui si tratta unicamente di creare le condizioni, sinché si è in tempo, perché il "progetto più importante per la città" lo sia davvero per tutta la città, con un focus particolare su iniziative e proposte in grado di attrarre giovani qualificati, creando i presupposti per invertire il drammatico trend demografico giuliano e costituire così solide basi per un futuro della città solidale, inclusivo e sostenibile.  
 
PROVINCE: SVELATI I COSTI DEL NUOVO ENTE, MA LE PERPLESSITA' RESTANO INTATTE
 
Un doveroso  aggiornamento sulla "pillola" della scorsa settimana dedicata alle nuove-vecchie Province. In base alle informazioni apparse sul quotidiano locale, si apprende infatti che la previsione di spesa per i nuovi enti è di 107 milioni di euro per il 2027 e di 106 milioni per il 2028. Se per la quasi totalità di questi importi si tratta di spese che la Regione già oggi affronta per le funzioni espletate dagli Enti di decentramento regionale, vi è in ogni caso un aggravio di spesa di 1,7 milioni annui che la Regione stima attualmente di spendere in più per sostenere i costi del personale politico delle nuove istituzioni. Una ulteriore voce di spesa di circa 7 milioni di euro viene indicata a titolo di bonus "una tantum" da destinare ai dipendenti che accetteranno di passare ai nuovi enti. Nella valutazione complessiva dell'operazione, vanno anche puntualmente richiamate le funzioni che la Regione pensa di delegare alle Province in una prima fase: edilizia scolastica (istituti superiori e professionali) e viabilità provinciale (progettazione, realizzazione, manutenzione, vigilanza, ciclabilità, gestione rifiuti) ed altri procedimenti amministrativi minori quali il rilascio delle autorizzazioni per la raccolta funghi, gli arbitrati in materia venatoria, i permessi ai veicoli a motore che accedono ad aree a rischio idrogeologico ed ambientale. Davvero poca cosa!  Solo dal 2028 è previsto che le Province affiancheranno i Comuni in alcune rilevanti funzioni quali i servizi informatici, gli espropri, la gestione dei finanziamenti europei, appalti e contratti.   Alle luce di queste ulteriori informazioni, ribadiamo tutte le perplessità già espresse: ma ne vale davvero la pena? Qual è il reale beneficio che ne deriverà al cittadino da questi nuovi enti?  La risposta, negativa, appare scontata anche perché, e lo ripetiamo a chiare lettere, l'unica voce di spesa aggiuntiva prevista è quella somma di 1,7 milioni di euro che servirà proprio per soddisfare la fame di poltrone di "politici in cerca d'autore" che non hanno, ancora, trovato il palco giusto in cui esibirsi.   Come suggerito da tanti autorevoli commentatori, riteniamo che ci siano tutte le condizioni per aprire un serio dibattito con tutti gli stakeholders della società civile regionale prima di procedere oltre in una iniziativa che, per come è stata presentata, odora di "poltronificio" lontano un miglio.
 
Mauro Zinnanti 
 
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Parole chiave: Trieste