Pillole di stagione, Zinnanti: "Porti senza pace, Province la strada giusta?"
| Redazione sport | Commento del giorno

Mauro Zinnanti
NON C'E' PACE PER PORTI D'ITALIA SPA: IL MINISTERO CREA UNA COMMISSIONE DI ESPERTI, RIXI VUOLE ACCELERARE MA SCOPPIA LA POLEMICA
Scusate se insistiamo a trattare questo tema, ma la partita è troppo importante per il futuro di Trieste per non meritare tutta la nostra attenzione. Allora, cosa è accaduto rispetto alle puntate precedenti? E' accaduto che il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, in attesa che il disegno di legge di riforma della governance del sistema portuale venga assegnato alle Commissioni parlamentari competenti, ha pensato bene di creare un Gruppo di lavoro espressamente incaricato di "supportare l'iter parlamentare dello schema di disegno di legge" ma anche di "svolgere attività di studio, ricognizione e predisposizione degli atti attuativi propedeutici alla transizione al nuovo assetto istituzionale". E che c'è di strano, chiederete voi? C'è molto di strano e sotto parecchi profili. Il primo riguarda la "peculiare" composizione dell'organo di consulenza. Infatti, non ne fanno parte i diretti interessati, ovvero le Autorità di sistema portuale tramite i loro presidenti e/o segretari generali. Vi è in vero una rarefatta presenza di esponenti del sistema, ma si tratta di ex presidenti che non sono riusciti a ricollocarsi. Quanto alle categorie, sono presenti solo alcune associazioni imprenditoriali (Assarmatori e Alis) ma non tutte. Non pervenute le organizzazioni sindacali. La seconda criticità riguarda proprio la finalità dell'iniziativa che appare sintomo di una precisa volontà governativa di andare spediti verso l'obiettivo di approvare quanto prima la riforma, alla faccia della più volte dichiarata disponibilità al confronto e alla discussione in Parlamento e con le parti sociali. Ultima criticità riguarda la firma del provvedimento che ha creato il Gruppo di lavoro, ovvero quella del Direttore generale del ministero, Donato Liguori, che da più parti viene indicato come l'uomo destinato a guidare la Porti d'Italia Spa. Insomma, la spinta governativa e "burocratica" a fare presto appare del tutto evidente, tanto da aver già sollecitato le reazioni polemiche sia degli esclusi che dell'opposizione in Parlamento. In particolare è il Pd a preannunciare una pepata interrogazione al Mit in cui solleva "seri interrogativi sul rispetto delle prerogative del Parlamento e sulla reale volontà del Governo di aprire un confronto trasparente e non puramente formale su una riforma strategica per il sistema portuale nazionale". In tal senso il gruppo parlamentare si chiede "come si possano conciliare attività già orientate all'attuazione con una discussione parlamentare che, per definizione, dovrebbe poter modificare in modo anche sostanziale il testo della riforma". Seguono ulteriori richieste di chiarimento: "Quali criteri sono stati adottati per la nomina dei componenti del Gruppo di lavoro che conta anche rappresentanti legati a realtà del cluster marittimo. Riteniamo grave - chiude il documento - l'assenza all'interno del Gruppo di rappresentanti delle organizzazioni sindacali dei lavoratori portuali e delle stesse Autorità portuali". Insomma, questo decreto ministeriale appare proprio come una vera fuga in avanti di cui, con tutta evidenza, non si erano ben valutate le ricadute polemiche. Rixi, viceministro alle Infrastrutture, non la vede così ed anzi rilancia: "La riforma entra nella fase decisiva e punta all'approvazione entro il 2026, dentro un percorso parlamentare pieno e condiviso con gli operatori del settore". Quanto al taglio del capitale sociale della costituenda SpA passato da 500 a 10 milioni di euro la posizione è altrettanto netta: "L'attuale capitalizzazione da 10 milioni è sufficiente per la fase iniziale di start up. La Spa potrà accedere anche al mercato di capitali". Chiusa finale di Rixi sull'ennesima assicurazione in merito al riconoscimento del ruolo delle Autorità di sistema "restano centrali ma le decisioni strategiche devono essere coordinate a livello nazionale" e sui criteri che saranno utilizzati per individuare gli investimenti strategici "dobbiamo premiare i progetti che generano crescita reale e che rafforzano il nostro ruolo internazionale".
Dal nostro, piccolo osservatorio giuliano ci permettiamo di formulare solo due considerazioni a commento delle parole di Rixi. La prima: l'intervista del viceministro è uscita in contemporanea con la notizia della costituzione del Gruppo di lavoro, ma lui non ne ha fatto cenno alcuno. La seconda: dalla stampa specializzata si è appreso che sono state reperite qualche giorno fa nuove risorse statali per 176 milioni di euro per completare due opere fondamentali per lo sviluppo del sistema portuale genovese. In soldoni, mentre a Trieste Consalvo non è ancora riuscito a trovare idonea copertura per la nuova Stazione di Servola, a Genova il genovese Rixi (affetto con tutta evidenza da una specie di "strabismo ligure") non lesina i finanziamenti necessari a completare lo sviluppo dello scalo ligure. Saremo prevenuti ma sia nel primo caso (ovvero piena apertura al confronto parlamentare) che nel secondo (vanno premiati i progetti che generano crescita reale, al di là di qualunque "preferenza" geografica) qualche dubbio sulla completa sincerità di quanto dichiarato dal viceministro ci pare, a questo punto, più che legittimo. E Trieste che, tra l'altro, si vede, sempre nelle parole di Rixi, affiancata da Genova quale terminale portuale del Corridoio Imec, dovrebbe cominciare seriamente a preoccuparsi.
NUOVE PROVINCE: MA LA REGIONE HA SCELTO DAVVERO LA STRADA GIUSTA?
Come già anticipato in nostre precedenti "pillole", non abbiamo mai nascosto di essere fortemente perplessi di fronte alla scelta, cocciutamente perseguita dalla giunta Fedriga, di ripristinare le Province nell'ordinamento regionale "com'erano e dov'erano", solo con parecchie competenze in meno, almeno in prima battuta. Ora ci fa davvero piacere ritrovare sul medesimo fronte critico una figura come quella di Giovanni Bellarosa, per anni segretario generale dell'Amministrazione regionale e grande esperto del corretto funzionamento della macchina amministrativa pubblica in tutte le sue articolazioni. L'illustre esperto qualche settimana fa sul quotidiano locale ha chiarito in un articolato intervento le sue personali considerazioni critiche sul percorso prescelto per la rinascita delle Province non esitando a parlare di "una straordinaria e forse unica occasione per razionalizzare ed ammodernare l'azione amministrativa" da non sprecare. Il suo ragionamento parte da una considerazione di base, ovvero che vi è un assoluto legame tra quanto previsto dall'articolo 114 della Costituzione (che contempla le Province tra le istituzioni della Repubblica) e la diversa denominazione "enti di area vasta" utilizzata dall'articolo 59 dello Statuto, come modificato dalla legge costituzionale 1/2026. Da questa premessa nasce una fondamentale conseguenza, ovvero che quando il Consiglio regionale predisporrà la legge attuativa del nuovo istituto, lo potrà fare solo nel rispetto dei principi fondamentali fissati dalla Costituzione, oltreché dallo Statuto stesso. Ci avete capito qualcosa in questi che potrebbero apparire "bizantinismi" giuridici? Cerco di essere più chiaro. Non è che legiferando sulle nuove-vecchie Province il legislatore ha la mano completamente libera. Lo può fare solo entro determinati limiti. Certamente può stabilire, a differenza del resto d'Italia, l'elezione diretta dei nuovi Consigli provinciali e potrà diversificarne le competenze, cioè conferire a esse funzioni con modalità differenziate. Quello che non andrebbe fatto è riproporre i vecchi confini e le funzioni che avevano prima, senza tener conto di quelle che sono ora le effettive esigenze dei cittadini e di quale sarebbe ora il miglior assetto istituzionale per soddisfarle. Su questo Bellarosa è categorico. Partendo da un passato (e mai portato a termine) disegno di riforma della macchina amministrativa regionale che si poneva l'obiettivo di rendere effettivi i principi di "adeguatezza, sussidiarietà, differenziazione", andrebbe colta l'occasione delle nuove Province per impostare una nuova stagione di riforme istituzionali che rendano davvero gli enti locali più vicini e rispondenti alle reali esigenze dei cittadini di questa regione. Per fare questo serve un passaggio ineludibile che, del resto, è espressamente previsto dall'articolo 7 della legge costituzionale di modifica dello Statuto laddove si prevede che all'istituzione di nuovi enti di area vasta si provvede "sentite le popolazioni interessate". Adempimento, rileva Bellarosa, non formale ma sostanziale, in quanto solo così è possibile conoscere l'orientamento dei cittadini ed acquisirne la necessaria condivisione. Di più. Si tratta di un adempimento che sia la Costituzione sia lo Statuto richiedono quando i cittadini vengono assoggettati alla formazione o alla modifica dell'istituzione territoriale della quale hanno sino ad allora fatto parte e che costituisce un principio fondamentale dell'Ordinamento, derogabile ma incorrendo nell'impugnazione da parte del governo. E' evidente allora come non sia questa la strada che la giunta Fedriga e l'assessore alle autonomie locali Roberti intendono percorrere, negando in più occasioni la necessità di ricorrere alla consultazione popolare per conoscere il parere dei cittadini del Friuli Venezia Giulia su questa importante riforma istituzionale. Non è decisamente una mossa intelligente e che rischia pure di ritorcersi contro la politica dell'attuale esecutivo di centrodestra nel momento in cui il governo dovesse impugnare la legge regionale attuativa della riforma.
Un "cattivo" pensiero si fa strada nella nostra mente: ma non è che Fedriga e i suoi stanno cercando proprio questo pretesto per far saltare la riforma? Del resto vale sempre il detto reso popolare da quel grande conoscitore dell'animo umano che risponde al nome di Giulio Andreotti: "A pensare male degli altri si fa peccato, ma spesso ci si indovina". Meditate gente, meditate.
Mauro Zinnanti
#ilmeridianots #maurozinnanti #pilloledistagione
Parole chiave: Primo piano, Trieste






