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Pillole di stagione, Zinnanti: "Impegni concreti per il portuale Ditel, Italia sorda sull'apertura della frontiera"

 |  Redazione sport  |  Commento del giorno
Mauro Zinnanti
BUONA LA PRIMA: DA NATALE DITEL, NUOVO SEGRETARIO GENERALE DEL PORTO DI TRIESTE, PAROLE CHIARE ED IMPEGNI CONCRETI.
 
C'era curiosità per la prima uscita "pubblica" di Natale Ditel, nuovo segretario generale dell'Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico Orientale. Il parterre era quello giusto. Infatti, a far compagnia al segretario, Fratelli d'Italia (che ha organizzato l'incontro venerdì scorso) ha chiamato anche il presidente del Gruppo Ferrovie dello Stato Tommaso Tanzilli e in veste di moderatrice l'avvocato Caterina Belletti (già componente del Consiglio di Amministrazione del Gruppo Ferrovie dello Stato). La sede dell'evento, ovvero la sala della Piccola Fenice, tutta al completo con un mix di rappresentanza politica, funzionari e dirigenti dell'Autorità portuale, operatori della logistica e della portualità giuliana.
Dopo i saluti di rito del presidente della regione e del sindaco, si è subito entrati nel merito del convegno il cui titolo "Porto e Ferrovie: la sfida per Trieste" aveva il compito di evidenziare da subito il fondamentale ruolo che hanno avuto ed avranno le infrastrutture ferroviarie nello sviluppo dello scalo triestino. Ditel, sollecitato dalla Belletti, non si è sottratto al dibattito e con poche, chiare parole ha delineato i prossimi step per la nuova stazione ferroviaria di Servola: "una volta acquisito il decreto del Mef che aggiunge 19 milioni euro ai 180 già stanziati e sposta al 2031 il termine per il collaudo dell'opera, è volontà dell'Autorità portuale andare alla pubblicazione del bando di gara entro giugno. Contiamo che il decreto del Mef esca nei prossimi giorni". Affermazioni precise e che non ammettono discussioni. Un cenno Ditel lo ha fatto anche all'altra fondamentale opera che è pronta a partire ed il cui destino è intrecciato a quello della nuova stazione ferroviaria. Stiamo parlando del nuovo Molo VIII, opera che viene realizzata in finanza di progetto ed il cui primo lotto prevede un costo di 316 milioni di euro (due terzi stanziati dal ministero delle infrastrutture ed un terzo dalla società che si aggiudicherà il bando). Il nuovo molo, come noto, è stato oggetto di una progettazione preliminare da parte della della tedesca Hhla (che ha in concessione la Piattaforma logistica da cui si dipartirà la nuova banchina) ed è naturale pensare che la medesima società punti a vincere la successiva gara. L'opera è attualmente in fase di Via (valutazione di impatto ambientale) e l'obiettivo è quello di andare a gara entro ottobre. Il segretario, oltre agli scenari futuri, si è dimostrato attento anche alle contingenze più vicine e non ha mancato di approfittare della presenza di Tanzilli per richiamare la sua attenzione sulla prossima chiusura, per lavori di manutenzione, della linea Udine -Tarvisio dal 22 agosto al 20 settembre: "Le manutenzioni vanno fatte, anche per questioni di sicurezza - ha affermato Ditel - ma il rischio è che i traffici vengano deviati da Trieste visto che il Brennero è di suo già intasato". Sul punto corre l'obbligo di ricordare come vi siano interlocuzioni in corso da parte della Regione con Rete Ferroviaria Italiana (NdR: la società del Gruppo Fs che si occupa di infrastrutture) per ottenere un diverso cadenzamento dei lavori che intacchi il meno possibile il traffico merci. Tanzilli si è limitato ad assicurare attenzione sul tema, in analogia all'altro quesito che gli ha posto la Belletti in merito alla tempistica per la velocizzazione della linea Trieste-Venezia:" Il tema è attenzionato, ma non ci sono certezze sui tempi". Formula vaga, ma non poteva essere diversamente perché, al di là della consueta affermazione sulla strategicità del nodo di Trieste, è chiaro che non si possono dare i tempi di un intervento che, a fronte di un costo stimato di 1,8 miliardi di euro, gode attualmente di un finanziamento di soli 200 milioni di euro!  Dunque l'imbarazzo presidenziale è più che giustificato, ma avremmo gradito che le istituzioni presenti avessero fatto un minimo di pressione sul tema, vista la presenza di una autorità come Tanzilli al convegno. Chiudiamo riportando ancora due significative affermazioni di Ditel. La prima relativa al traffico crocieristico e ai suoi impatti sulla città: " Entro giugno gli impianti di elettrificazione delle banchine (il cosiddetto cold ironing) verranno collaudati e quindi le navi da crociera in sosta al Molo Bersaglieri potranno chiudere i motori ed avvalersi dell'energia elettrica. Naturalmente, bisognerà capire di quanta potenza avranno bisogno e quanto ne potrà dare la rete". L'altra riguarda più in generale il modo di impostare il suo lavoro all'Autorità portuale: "Il primo compito del segretario generale è quello di pianificare gli investimenti strategici che servono a rendere sempre più efficiente lo scalo giuliano. Naturalmente per raggiungere lo scopo è necessario avvalersi di tutta l'efficiente squadra che opera in Autorità: c'è bisogno che tutti si sentano coinvolti e che diano il loro contributo. Ho trovato una squadra di ottimo livello e ben disposta. E di questo sento il dovere di ringraziarla pubblicamente".
E bravo Natale Ditel! Non lo conoscevamo ma, se il buongiorno si vede dal mattino, crediamo proprio che le sorti del porto di Trieste, sotto la illuminata guida sua e del presidente Consalvo, siano proprio in buone mani!
 
CONTROLLI ALLE FRONTIERE: MA A CHE GIOCO STIAMO GIOCANDO?
 
La polemica infuria sui mezzi di informazione da qualche giorno. Di che cosa stiamo parlando? Stiamo parlando della dura risposta governativa al recente monito della Commissione europea che ha invitato tutti i paesi membri a "eliminare gradualmente i controlli alle frontiere interne". Da Bruxelles è partito infatti un richiamo scritto a ripristinare il Trattato di Schengen che sancisce, tra l'altro, la libera circolazione delle persone all'interno dell'Unione Europea. Tale regola, a partire da ottobre 2023, ha subito una serie di eccezioni, motivate, almeno inizialmente, dal rischio di infiltrazioni terroristiche lungo la rotta balcanica, all'indomani dell'attentato di Hamas del 7 ottobre 2023. Secondo il Trattato, la deroga alla libera circolazione può essere concessa su motivato parere della Commissione e nell'ultima proroga l'organismo comunitario ha chiesto agli Stati membri di "adoperarsi per la graduale eliminazione e la progressiva revoca dei controlli alle frontiere interne", anche nella considerazione che "la prossima entrata in vigore del Patto sulla migrazione e asilo, rafforzerà in modo significativo le condizioni strutturali necessarie per l'abolizione graduale dei controlli alle frontiere interne". Netta è stata la reazione del ministro degli Interni Piantedosi che ha chiaramente affermato la necessità di andare avanti almeno sino a dicembre di quest'anno con i controlli alla frontiera con la Slovenia, definita una "misura strategica ed un pilastro fondamentale in materia di sicurezza nazionale e antiterrorismo su scala europea".  Al di là delle affermazioni di principio è bene citare qualche numero, a partire da quelli richiamati dal ministro Piantedosi, che servono a capire l'entità del fenomeno. Secondo le fonti governative, in oltre due anni e mezzo di controlli alle frontiere con la Slovenia, 600 persone sono state segnalate al Sistema informativo di Schengen per "profili di rischio per la sicurezza nazionale legati a terrorismo, criminalità organizzata e fenomeni di radicalizzazione".  Ancora, sono stati effettuati 658 arresti, di cui 280 per il favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Verificati 705 mila veicoli e controllate 1,5 milioni di persone. Rintracciati circa diecimila stranieri irregolari che tentavano di entrare clandestinamente nel Paese e respinte 4.300 persone che non avevano i documenti in regola per entrare in Italia. Rispetto a queste cifre ufficiali, bene ha fatto il quotidiano locale a svolgere una approfondita inchiesta volta a definire l'impegno sia in termini di organico che di risorse finanziarie che sono state impiegate per sostenere il sistema dei controlli al confine con la Slovenia.  Quanto alle forze dell'ordine utilizzate, sulla base delle ricostruzioni giornalistiche, stiamo parlando di 341 unità tra Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza. Da notare che dei 231 agenti di Polizia impiegati, 150 sono "aggregati" da altre regioni. A che sono servite queste forze? A presidiare 13 valichi con presidi statici e 57 con presidi mobili. E quanto è costata fino ad ora questa operazione? Il quotidiano locale tra mezzi e personale impiegato stima un costo complessivo di 20, 4 milioni di euro. Orbene, se questi sono i numeri che definiscono l'operazione "controlli" qualche considerazione, da semplici cittadini e frequentatori di alcune note località slovene, riteniamo di poterla e doverla formulare. Di base ci pare che lo sforzo messo in campo sia sproporzionato rispetto ai risultati ottenuti. Infatti, gli arresti dei passeur sono assolutamente in linea con i numeri precedenti alla serrata dei confini e i rintracci lungo la rotta balcanica sono in calo del 40 % nel 2025 rispetto all'anno precedente. Cosa significano questi dati? Significano che molto probabilmente il controllo dell'immigrazione clandestina si può molto più facilmente perseguire con iniziative come i pattugliamenti mobili ai confini, meglio ancora se congiunti o misti.  Non lo pensiamo solo noi, ma lo ha dichiarato espressamente il commissario europeo agli Affari interni Magnus Brunner che rileva come vi siano tutti gli strumenti giuridici e tecnologici per assicurare la sicurezza nazionale, senza dover per forza ricorrere alla chiusura dei confini.  E che non siano solo parole al vento lo confermano due circostanze. La prima  è la prudente reazione dell'assessore regionale alla Sicurezza, il leghista Roberti, che nell'affermare l'utilità dei controlli di retrovalico (ma chi mai l'ha messa in dubbio?) apre alla necessità di una discussione con Bruxelles per "superare la sospensione...e individuare diverse misure che possono sostituirla".  La seconda è la fresca decisione della Slovenia che dalla mezzanotte dell'11 giugno ha disposto di terminare i pattugliamenti ai valichi con la Croazia e con l'Ungheria motivando tale decisione con l'introduzione al confine tra Ue e Balcani del nuovo sistema europeo di ingressi/uscite (Ees) che "garantirebbe maggiore sicurezza all'intera Unione rendendo obsoleti i controlli a campione sulle frontiere con Croazia e Ungheria".  "Il nuovo sistema - come ha spiegato il ministro degli Interni sloveno - contribuisce a stabilire l'identità dei viaggiatori, prevenendo così gli attraversamenti illegali alle frontiere. Non solo: registrando i rifiuti all'ingresso, contribuisce a prevenire terrorismo e reati gravi".
Come a dire, tanto per essere ancora più chiari, che dalla famosa rotta balcanica gli ingressi illegali parrebbero destinati a calare drasticamente nei prossimi mesi e questo dovrebbe servire a fare cambiare idea anche al nostro governo. Quindi, fermi restando i controlli di retrovalico meglio se con pattuglie miste o congiunti, forse, caro PIantedosi, è proprio il caso di fare una seria riflessione sul tema, anche perché le forze di polizia (di cui sono note le carenze di organico) sarebbero molto più utili a presidiare alcuni punti caldi delle nostre città, soprattutto nelle ore notturne, piuttosto che a vigilare il nulla a Pesek piuttosto che a Fernetti o alla Casa Rossa!
 
Mauro Zinnanti  
 
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