Pillole di stagione, Zinnanti: "I Tubi in mostra. La fuga dei giovani"
| Redazione sport | Commento del giorno

Mauro Zinnanti
I "TUBI" IN MOSTRA: LA LORO STORIA E' LA STORIA DI TRIESTE
Qualche sabato fa abbiamo visitato con grande piacere la mostra, ospitata in sala Veruda, "Da Vigili Urbani a Polizia Locale, storia di un Corpo e della città". Ed il titolo dell'esposizione, mai come stavolta, corrisponde in toto a quanto esposto con grande maestria e grazie al fondamentale apporto del Circolo Ricreativo "Roberto Tommasi". Sintetizzare in una piccola sala espositiva le tappe fondamentali di 164 anni di storia cittadina e del suo Corpo di vigili è stata una sfida, vinta, e che ha attirato un pubblico di ogni età attento ed incuriosito dai tanti reperti esposti, dalle foto d'epoca e dai filmati che hanno cristallizzato per sempre alcune preziose e significative immagini di vigili impegnati nei più disparati compiti. L'avventura del nostro Corpo è iniziata il 13 giugno del 1862 quando il Consiglio municipale deliberò l'assunzione di sette guardie incaricate di affiancare l'Istituto dei Poveri nel contrasto all'accattonaggio. Trieste all'epoca viveva una fase di grande sviluppo economico e demografico con parallela crescita di fenomeni di microcriminalità e degrado ed il Comune pensò bene di dotarsi di un Corpo che aiutasse l'Imperial Regia Polizia nella tutela dell'ordine pubblico. In definitiva, quello che accade, mutatis mutandis, tuttora!. Negli anni cambiano le divise e cambiano gli Stati serviti, ma resta presente l'alabarda in campo rosso che ha sempre contraddistinto il Corpo. Come resta sempre immutato l'attaccamento dei triestini ai loro vigili, testimoniato dagli affettuosi soprannomi utilizzati negli anni: lampareti, guardie, cerini (nome derivato dalla divisa nera e dall'elmetto bianco che ricorda i fiammiferi dell'epoca e adottata nel periodo del Governo Militare Alleato) ed infine "urbi" (nel gergo dei giovani d'oggi). In mostra uniformi originali di fine Ottocento, quelle usate nel periodo bellico e nel secondo dopoguerra, fino alle dotazioni attuali. Ancora si sono potuti ammirare distintivi, sistemi di equipaggiamento, documenti ufficiali, motociclette storiche e filmati che mostrano la quotidianità del servizio svolto dai vigili. Tra questi ultimi, deliziosi quelli che li riprendono all'opera, negli incroci e prima dell'avvento dei semafori, a regolamentare il traffico con grande maestria e autorevolezza: certo le macchine erano molte meno di adesso, però tra autoveicoli, moto, biciclette, tram e pedoni bisognava avere mille occhi e la maestria dimostrata dai vigili sul campo (protetti prima solo da un piccolo marciapiede circolare e poi da un gabbiotto) è stata davvero notevole e preziosa! Spazio anche al progressivo ingresso delle donne nel Corpo con l'assunzione negli anni settanta di Gianna Ellero (la prima vigilessa), a cui è dedicata la pagina Facebook Agente Gianna. Chiara ed illuminante anche la sequenza temporale delle diverse definizioni che ha subito negli anni il Corpo: Guardie municipali, Vigili urbani, Polizia municipale ed infine Polizia locale. Vi è anche la classica galleria con le foto dei Comandanti del Corpo che si sono succeduti alla guida dell'istituzione fino ad arrivare all'attuale comandante Walter Milocchi. Se lo scopo della mostra, come dichiarato dall'assessore De Gavardo in occasione dell'inaugurazione, era quello di rafforzare il rapporto di fiducia e vicinanza tra cittadini ed operatori costruito nel tempo, l'obiettivo è pienamente riuscito. Un unico rammarico: l'esposizione, davvero unica nel suo genere, è durata in tutto cinque giorni! Se ci è consentito un piccolo suggerimento al Comune e all'organizzatore crediamo sia il proprio caso di riproporla, magari anche in una veste un po' ampliata e per un periodo decisamente più lungo. I triestini, come noto, amano la loro storia e quella dei vigili ne costituisce sicuramente un elemento fondante e caratteristico.
FUGA DEI GIOVANI DALL'ITALIA E DA TRIESTE: COSA SI PUO' FARE PER FERMARLA?
I dati, maledetti loro, parlano chiaro. Se a livello nazionale il nostro Paese tra il 2011 ed il 2023 ha perso circa 500 mila giovani tra i 18 e i 34 anni, di cui la gran parte laureati e nel solo 2024 altri 25 mila giovani laureati sono espatriati, anche a Nord Est siamo messi decisamente male. Qui il recente dato statistico relativo al 2024, suddiviso per province, ci dice che la quota dei laureati sul totale di coloro che se ne vanno è molto alta: si va dal 65 % di Padova, cui seguono Venezia col 61 %, Rovigo, Treviso e Belluno al 59 % . Nel mentre in Friuli Venezia Giulia (con un dato medio in uscita di circa 1.200 giovani all'anno) a guidare questa preoccupante classifica è Trieste col 61 % di laureati sul totale di coloro che espatriano, poi Udine al 60 %, Gorizia col 58 % e Pordenone col 54 %. Da notare che in soli 13 anni la percentuale di giovani laureati espatriati è passata dal 5,3 % di Trieste del 2011 all'attuale 61 % con un trend in costante e preoccupante crescita. Certo nel medesimo periodo di tempo c'è stato anche un ingresso consistente di popolazione giovane extracomunitaria pari a circa 250 mila persone per tutto il Nord Est ma si tratta, per lo più, di giovani "non formati" che vanno a ricoprire posizioni lavorative non più cercate dai giovani "formati" in casa e che privilegiano, invece, una scelta di vita all'estero per mettere a frutto le competenze acquisite in Italia. Insomma, così proprio non va e qualcuno, a ragion veduta, ha già parlato di "generazione perduta" per il nostro Paese. Si può fare qualcosa per invertire questo preoccupante trend? Gli esperti rispondono positivamente ma a patto di fare e presto e bene. Che cosa significa questo? Significa che occorre mettere i giovani al centro delle politiche delle nostre istituzioni, a partire da quelle locali. Servono politiche "strutturali" che rendano davvero attrattivi i nostri territori: investire in ricerca ed infrastrutture, creare migliori percorsi di carriera con incentivi mirati, offrire più opportunità locali per posti di lavoro qualificati; favorire l'inserimento abitativo di giovani coppie a prezzi calmierati; elevare la qualità dei servizi che rendano la vita più facile, mantenere e sviluppare appuntamenti culturali e ricreativi che attraggono i giovani e li rendano partecipi dei nostri alti standard di vita. Potremmo continuare a lungo ma ci fermiamo qui. Il pensiero, infatti, corre immediatamente a quell'enorme occasione che Trieste ha (diciamo ha tuttora, perché in tutta sincerità crediamo che il progetto Costim non andrà da nessuna parte) di inserire nei 66 ettari di Porto Vecchio tutta una serie di opportunità in grado non solo di offrire serie e qualificate opportunità di carriera ai nostri giovani ma anche e soprattutto di attrarre da fuori nuovi talenti. Come farlo? Di modelli di sviluppo ce ne sono tanti non solo in Europa ma anche qui vicino a noi. Un caso di eccellenza già presente sul territorio triestino ma che sicuramente si potrebbe espandere in un'ottica futura in direzione Porto Vecchio (anche se nessuno, ci pare, abbia ritenuto di coinvolgere questa realtà) è quello del Bic Incubatori Fvg che in via Flavia, in zona industriale, vede 39 aziende insediate (non solo start-up ma anche imprese mature), nei 12 mila metri quadrati del campus. Le aziende ora presenti occupano 370 addetti qualificati, attinti anche dal vicino Life-Tech Its Academy (ovvero l'Istituto tecnico specialistico post diploma attivato in via Caboto) che con i suoi corsi altamente specialistici forma tecnici immediatamente assunti dalle imprese del Bic, che ne hanno un continuo e crescente bisogno. Un altro caso di eccellenza è rappresentato da Noi Techpark di Bolzano, un hub di ricerca che ha messo a punto un innovativo programma "Alpha Innovation" che ha la finalità di assistere le imprese di qualunque taglia e settore nel disegnare ed "individuare nuove traiettorie di sviluppo, anche lontane dal loro core business, per anticipare le trasformazioni di lungo periodo". Da rilevare che questo nuovo hub di ricerca nato nel 2022 su iniziativa del Politecnico di Milano e dell'Università di Bolzano, nonché di tre aziende come Loacker, Dr. Schar e Vog Product, oggi conta su un team di 2.500 specialisti, oramai rodato in Alpha Innovation e nelle sue tre fasi di sviluppo "Discover opportunity", "Create ideas" e "Make Decision". Insomma, volendo c'è di che imparare ed insediare nella splendida location di Porto Vecchio: ma qualcuno a Palazzo Cheba ci hai mai pensato seriamente o si è limitato unicamente ad andare al Mipim (ovvero la Fiera Immobiliare di Cannes) con l'unico obiettivo di "piazzare" al miglior offerente quell'immenso patrimonio immobiliare? C'è di che riflettere e masticare amaro rispetto ai tanti anni trascorsi invano e alle tante opportunità sinora perdute. Vogliamo essere ottimisti e sperare davvero che la città sia ormai prossima ad un radicale cambio di prospettiva nella costruzione del proprio futuro.
FERIE ESTIVE
Dopo quest'ultima pillola mi prendo un periodo di pausa. La volontà è quella di riprendere a fine agosto. Per intanto, buone ferie a tutti!
Mauro Zinnanti
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Parole chiave: Primo piano, Trieste



