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Quale futuro per il Mercato Coperto? Tra memoria, sfide e progetti di rilancio: l’intervista a Lorenzo Giorgi

Entrare nel Mercato Coperto di Trieste significa attraversare quasi un secolo di vita cittadina. Nato dal gesto generoso della benefattrice Sara Davis per sottrarre le storiche venderigole ai rigori dell’inverno e alle sferzate di bora in piazza Goldoni, questo imponente edificio si prepara a spegnere novanta candeline. Nel corso dei decenni è s…
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Entrare nel Mercato Coperto di Trieste significa attraversare quasi un secolo di vita cittadina. Nato dal gesto generoso della benefattrice Sara Davis per sottrarre le storiche venderigole ai rigori dell’inverno e alle sferzate di bora in piazza Goldoni, questo imponente edificio si prepara a spegnere novanta candeline. Nel corso dei decenni è stato il cuore pulsante della spesa quotidiana di intere generazioni di triestini, ma oggi si trova a un bivio cruciale tra la tutela della propria memoria e l'esigenza impellente di reinventarsi per non rischiare il declino.

Per fare il punto sullo stato dell’arte, comprendere le criticità attuali e tracciare possibili scenari di rinascita, i microfoni de Il Meridiano hanno incontrato il consigliere comunale ed ex assessore Lorenzo Giorgi. Passeggiando tra le ampie campate dell'edificio, il dialogo ha ripercorso anzitutto le tappe della riqualificazione avviata nel 2017, quando importanti interventi da oltre 250 mila euro permisero di risanare la struttura, ritinteggiarla e risolvere lo storico e gravoso problema igienico legato alla presenza dei volatili grazie all'installazione di una delle più grandi reti a campata unica d'Europa.

Uno sforzo che rappresentava solo il primo tassello di una visione più ampia, ispirata ai grandi mercati europei e italiani — da Madrid e Barcellona fino a Firenze — capaci di trasformarsi in vivaci poli di aggregazione sia per la cittadinanza che per i flussi turistici. Oggi, tuttavia, la realtà racconta di diversi banchi rimasti vuoti e di ampie porzioni dei piani superiori ancora inutilizzate. Secondo Giorgi, per colmare questo divario occorre il coraggio di affiancare alla regia pubblica investimenti e competenze del settore privato, ripensando l'offerta merceologica senza snaturarne le radici. L'idea cardine resta quella di salvaguardare i commercianti storici al pianterreno e destinare il primo piano a un polo enogastronomico di qualità, sull'esempio delle più virtuose esperienze nazionali.

Tra gli spazi dalle potenzialità inespresse spicca senza dubbio la magnifica terrazza panoramica, affacciata sulla città ma da tempo interdetta al pubblico. Il progetto di una "Terrazza Martini", pensata come elegante salotto estivo per aperitivi e intrattenimento musicale d'atmosfera, si è scontrato con vincoli di capienza legati alla presenza di una sola via di fuga. Una limitazione tecnica superabile attraverso la realizzazione di una seconda scala antincendio, tassello indispensabile per restituire alla città uno dei suoi affacci più suggestivi. A questo si aggiunge la straordinaria acustica interna dell'immobile, già collaudata in passato con concerti ed eventi serali in grado di animare la vita giovanile senza recare il minimo disturbo all'esterno lungo via Carducci.

Il destino del Mercato Coperto rimane dunque una partita aperta che richiede visione amministrativa, pragmatismo e investimenti mirati per tornare a essere non solo un luogo di compravendita, ma un polo vitale di socialità e cultura per Trieste.
 
Servizio di Denis Locoselli - Regia e Video Michele Vincenti

Per approfondire tutti i retroscena, ascoltare i passaggi del confronto e scoprire le proposte illustrate sul campo, vi invitiamo a guardare il video dell’intervista integrale realizzato per la nostra testata.
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