L'anima di una terra: mezzo secolo dal terremoto del Friuli

Il terremoto del Friuli del 1976 rappresenta uno dei momenti più drammatici e, al contempo, fieri della storia italiana recente. La scossa principale del 6 maggio, di magnitudo 6.5, devastò l'alto Friuli causando quasi mille vittime e radendo al suolo interi centri storici come Gemona e Venzone. La tragedia fu acuita dalle fortissime repliche di settembre, che abbatterono ciò che era rimasto in piedi, mettendo a dura prova una popolazione già stremata. Tuttavia, la reazione dei friulani divenne un esempio mondiale di resilienza attraverso il celebre "Modello Friuli": la ricostruzione seguì la ferrea priorità di ripristinare prima le fabbriche per garantire il lavoro, poi le case e infine le chiese per l'identità culturale. Lo Stato delegò poteri straordinari ai sindaci, riducendo la burocrazia e permettendo una rinascita rapida e trasparente. Grazie all'intuizione di Giuseppe Zamberletti, proprio tra quelle macerie nacquero le basi della moderna Protezione Civile nazionale. Il motto "com'era e dov'era" guidò un recupero architettonico straordinario che non solo ricostruì i muri, ma preservò l'anima e il tessuto sociale di un'intera regione, evitando l'abbandono del territorio.
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