Allevamento e commercio illegali di barboncini

L’Ufficio Zoofilo del Comune di Trieste nel periodo tra luglio e settembre 2020 aveva registrato un’improvvisa e sproporzionata compravendita di cani di razza barboncino ad opera di alcuni residenti nel comune di Muggia. Da questa segnalazione è partita un'indagine coordinata dal Sostituto Procuratore dott. ssa De Grassi andata avanti fino...
 |  Francesco Tremul  |  Cronaca

L’Ufficio Zoofilo del Comune di Trieste nel periodo tra luglio e settembre 2020 aveva registrato un’improvvisa e sproporzionata compravendita di cani di razza barboncino ad opera di alcuni residenti nel comune di Muggia.

Da questa segnalazione è partita un'indagine coordinata dal Sostituto Procuratore dott. ssa De Grassi andata avanti fino allo scorso mese di marzo.

L'indagine portava gli investigatori ad identificare una sessantenne residente a Muggia che, coadiuvata dal figlio e dal nipote, aveva avviato un allevamento amatoriale non registrato attraverso il quale aveva ceduto decine di cuccioli. Ma gli investigatori riscontravano come il numero di cuccioli venduti dal piccolo allevamento domestico fosse del tutto sproporzionato. Sorgeva quindi il sospetto che l’approvvigionamento dei cuccioli potesse derivare dall'est europeo, così come successivamente accertato attraverso un’operazione congiunta svolta dalla polizia slovena e da quella italiana nel mese di ottobre 2020 nei pressi del valico confinario di Crevatini. In tale circostanza la polizia slovena sottoponeva a controllo un cittadino ungherese che aveva stipato decine di barboncini all'interno del suo veicolo. La Polizia di Stato, intervenuta su richiesta dei colleghi d’oltreconfine, identificava in territorio italiano il nipote della sessantenne muggesana, il quale era in procinto di ricevere gli animali dal cittadino magiaro controllato in territorio sloveno.

Ulteriori accertamenti consentivano agli investigatori di risalire alle generalità di una quarantenne pisana, titolare di un allevamento di cani in provincia di Pisa, che è risultata ricoprire un ruolo primario nell’attività illecita: era lei che intratteneva i contatti con i diversi soggetti all’estero ed era lei che procurava per i cuccioli certificati di razza falsi e riconducibili all’ente serbo affiliato alla Federazione Cinologica Internazionale.
 
Questi soggetti sono stati rinviati a giudizio per i reati di associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di animali da compagnia e truffa continuata. Gli accertamenti di natura fiscale hanno consentito di procedere al recupero della tassazione dei proventi di natura illecita, derivanti dalla vendita dei cuccioli, consistenti in circa 150.000 € a fini IRPEF, nonché 30.000 € a fini IVA.
 
Parole chiave: Muggia


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