Atos, PD Trieste: «Altri undici posti a rischio. La Regione passi dagli interventi d’emergenza a un vero piano industriale»
«La decisione di Atos di interrompere l’attività nello stabilimento di via dei Frigessi e trasferire il personale a Sesto Calende rappresenta un ulteriore colpo al tessuto produttivo triestino. Esprimiamo piena solidarietà agli undici lavoratori che, entro il 31 agosto, rischiano di perdere il proprio posto oppure di essere costretti a trasferirsi…
| Denis Locoselli | Politica

«La decisione di Atos di interrompere l’attività nello stabilimento di via dei Frigessi e trasferire il personale a Sesto Calende rappresenta un ulteriore colpo al tessuto produttivo triestino. Esprimiamo piena solidarietà agli undici lavoratori che, entro il 31 agosto, rischiano di perdere il proprio posto oppure di essere costretti a trasferirsi a centinaia di chilometri da Trieste».
Lo afferma Maria Luisa Paglia, segretaria provinciale del Partito Democratico di Trieste, raccogliendo l’allarme lanciato dalla Fiom CGIL e sostenendo le ragioni dello stato di agitazione.
«Undici posti di lavoro non sono un numero trascurabile: sono undici persone, undici famiglie e competenze professionali costruite nel tempo. Tanto più che Atos è una realtà solida, parte di un gruppo internazionale presente in diversi poli produttivi italiani. Per questo la scelta di chiudere il sito triestino non può essere accettata come inevitabile senza aver prima verificato ogni possibilità di mantenere qui attività e occupazione».
«Il sostegno regionale alle imprese e ai lavoratori in difficoltà è necessario, come sta avvenendo anche nella complessa vertenza StarTech. Ma non possiamo continuare ad affrontare una crisi dopo l’altra soltanto quando gli stipendi non vengono pagati, la produzione viene fermata o i trasferimenti sono già stati comunicati. Gli interventi d’emergenza possono contenere temporaneamente il danno, ma non sostituiscono una politica industriale».
«Il sostegno regionale alle imprese e ai lavoratori in difficoltà è necessario, come sta avvenendo anche nella complessa vertenza StarTech. Ma non possiamo continuare ad affrontare una crisi dopo l’altra soltanto quando gli stipendi non vengono pagati, la produzione viene fermata o i trasferimenti sono già stati comunicati. Gli interventi d’emergenza possono contenere temporaneamente il danno, ma non sostituiscono una politica industriale».
«Negli ultimi anni – prosegue Paglia – Trieste ha visto susseguirsi le vertenze Wärtsilä, Tirso, Flex-Adriatronics, U-Blox e StarTech. Adesso si aggiunge Atos. Vicende diverse che, considerate insieme, mostrano un territorio progressivamente impoverito di lavoro, capacità produttiva, risorse economiche e competenze tecnologiche. Ogni stabilimento che chiude indebolisce anche l’indotto, riduce le opportunità per i giovani e rende più fragile l’intera economia provinciale».
Per il PD serve un piano industriale territoriale fondato su una mappatura preventiva delle situazioni di difficoltà, un tavolo permanente con imprese, organizzazioni sindacali, istituzioni e mondo della ricerca, strumenti per trattenere e attrarre produzioni ad alto valore aggiunto e un confronto strutturato con il Governo sugli investimenti e sulle riconversioni.
«La Regione non può limitarsi a intervenire a crisi esplosa o a distribuire risorse senza inserirle in una strategia complessiva. Deve difendere a Roma il futuro industriale di Trieste e pretendere dal Governo un impegno concreto. Il nostro territorio non può diventare un luogo dal quale le imprese possono ritirarsi lasciando alle istituzioni soltanto il compito di gestire le conseguenze sociali. Occorre agire prima, con programmazione, autorevolezza e una chiara idea di sviluppo. Trieste ha bisogno di nuovi investimenti, ma prima di tutto deve smettere di perdere il lavoro e le competenze che già possiede».
Ufficio stampa PD Trieste








