Cantare le canzoni dell’adolescenza fa bene perché accende il "Reminiscence Bump"
Ad una settimana da un weekend di concerti che hanno animato Piazza Unità d’Italia a Trieste ci ronzano ancora nel cervello i ritornelli delle più note canzoni ascoltate. I Gorillaz e gli Eiffel 65 ci hanno riportato indietro nel tempo, con successi evergreen datati fine anni ’90 inizio 2000. E’ piacevole ricantare questi successi e abbiamo approfondito il perché assieme alla Psicologa Beatrice Ladini, ospite fissa nel programma radiofonico “Il Meridiano del Mattino” condotto da Franca Ricci Belletti su Radio Il Meridiano ascoltabile al seguente link: https://radio.latuatv.eu:1065/stream e a brevissimo anche in DAB.
Cantare le canzoni dell’adolescenza fa bene perché accende il Reminiscence Bump - ha spiegato la Dott.ssa Ladini - quel fenomeno neuroscientifico per cui il cervello, tra i 12 e i 22 anni, salda la musica alla memoria emotiva più profonda grazie ai picchi di dopamina. Ecco un breve approfondimento sul tema, punto per punto:
• Perché azzera lo stress quotidiano: l'atto fisico del canto impone una respirazione diaframmatica che stimola il nervo vago, abbassando all'istante i livelli di cortisolo nel sangue.
• Perché ti riconnette a chi sei davvero: in psicologia si chiama Continuità del Sé; cantare quei testi abbatte la rigidità dei ruoli adulti e ti riporta in contatto con la tua parte più autentica, sognatrice e libera.
• Perché è una valvola di sfogo catartica: permette di scaricare la rabbia, la stanchezza o la frustrazione di oggi usando canzoni che contengono l'intensità emotiva senza filtri di quando eri ragazzo. • Perché è una micro-terapia tascabile: creare una "playlist di emergenza" con i brani della tua giovinezza ti dà uno strumento di autoregolazione emotiva immediato e a costo zero.
E per voi, cari lettori, qual è la canzone dei propri 16 anni che sapete ancora a memoria parola per parola e che quando la ricantate vi fa stare bene ? Scrivetelo nei commenti.










