Il Carso non è un campeggio gratuito
Trieste negli ultimi anni ha avuto un’esplosione turistica. Ne siamo contenti, credo quasi tutti. Ma il turismo ha anche un’altra faccia e sarebbe intelligente parlarne prima che diventi un problema.
Qualche giorno fa sulla Napoleonica ho contato 12 camper. Non uno o due: 12! Quasi tutti con targhe di Paesi europei vicini, pers…
| Denis Locoselli | Segnalazioni

Trieste negli ultimi anni ha avuto un’esplosione turistica. Ne siamo contenti, credo quasi tutti. Ma il turismo ha anche un’altra faccia e sarebbe intelligente parlarne prima che diventi un problema.
Qualche giorno fa sulla Napoleonica ho contato 12 camper. Non uno o due: 12! Quasi tutti con targhe di Paesi europei vicini, persone che avevano passato lì la notte, tavolini e sedie fuori, bucato steso. Se fossero stati due camper, civili, arrivati la sera e ripartiti lasciando tutto pulito, probabilmente non avrei scritto una riga. Ma quando diventano 12, e contemporaneamente comincio a trovare van, tende e auto con la tenda sul tetto anche in altre zone del Carso, qualche domanda me la pongo.
Anche perché sull’altopiano i campeggi ci sono, sono forniti di bagni, acqua, raccolta dei rifiuti e scarichi per le acque reflue. E si pagano, com’è normale che sia. C’è poi un paradosso che trovo abbastanza assurdo: negli ultimi anni abbiamo imposto a hotel, B&B e affitti brevi controlli sempre più stringenti. Chi ospita deve identificare le persone e comunicarne i dati alla Questura. Recentemente è stato ribadito persino l’obbligo di verificare visivamente che chi entra sia realmente la persona del documento. Ci è stato spiegato che serve per ragioni di sicurezza, anche per contrastare criminalità e terrorismo. Giusto.
Ma allora mi chiedo: quelli che dormono nei boschi e nei parcheggi chi sono? Possono arrivare, dormire sul Carso e ripartire senza entrare nel normale circuito dell’ospitalità. Nessuna struttura li registra. E mentre chi va in campeggio a Trieste paga anche l’imposta di soggiorno, chi sceglie un parcheggio pubblico ovviamente no. È un sistema un po’ curioso: controlliamo sempre di più chi dorme dentro una struttura regolare e praticamente per nulla chi decide di dormire fuori. E quasi tutti i mezzi che ho visto avevano targhe straniere, spesso di nazioni non troppo distanti dalla nostra. Mi viene spontanea un’altra domanda: lo farebbero con la stessa tranquillità a casa loro o hanno semplicemente capito che qui possono farlo perché nessuno dice niente?
Poi c’è il Carso. Questa estate abbiamo visto ancora incendi, anche in zone dove cammino abitualmente. Non sto dicendo che li abbiano provocati dei camperisti: non lo so e non sarebbe serio insinuarlo. Ma aumentare la presenza di persone che pernottano in aree boschive, magari cucinano o utilizzano fornelli, in piena estate, è davvero qualcosa che vogliamo lasciare completamente senza regole? Io non ce l’ho con i camperisti. Vorrei semplicemente evitare di arrivare a quello che abbiamo già visto in alcune zone delle Dolomiti: decine e decine di camper e tende sui passi e poi...correre ai ripari.
Se vuoi visitare Trieste in camper, benvenuto. Ma se vuoi campeggiare, vai in campeggio. E se i posti non bastano, creiamone altri. Il Carso però non può diventare l’alternativa gratuita solo perché finora abbiamo fatto finta di non vedere. Quello che non vorrei è svegliarmi tra qualche anno, trovare 50 camper sulla Napoleonica e sentirmi dire: “ormai è sempre stato così”. Perché no. Non è sempre stato così. E forse siamo ancora in tempo per evitare che lo diventi.
Marco S.







