Gli speakers urlatori di stadi e palasport

C’erano una volta nel calcio e nella pallacanestro gli speakers discreti, quelli che annunciavano le formazioni e gli spot pubblicitari e, nel basket, durante gli incontri, si limitavano a comunicare i falli, i tiri liberi, i time out e altri dati essenziali relativi alle gare. E la musica era gradevolmente di sottofondo, con il pubblico a poter conversare senza dover urlare per farsi capire dal vicino e senza ritrovarsi costretto a mettersi i tappi nelle orecchie per non sentirsi vibrare i timpani. I tempi cambiano, si sa, ma non sempre in meglio e oggi gli speakers, talvolta anche per ordini superiori, sono diventati dei protagonisti urlatori, sfondando il cranio alla gente gridando qualsiasi cosa al microfono dall’inizio alla fine delle partite e oltre. Nel calcio, fra l’altro, ripetendo più volte a squarciagola, con voce più o meno penetrante, il nome degli autori delle reti fino alla nausea, e nel basket stimolando reiteratamente con tono assordante il pubblico a fare il tifo, facendo pure la telecronaca di ogni fase con commenti risibili tipo “si tuffa”, “passaggio morbidissimo”, “buuum” e altre amenità, come se la gente non avesse occhi per vedere ciò che sta succedendo. Sul volume della musica, poi, meglio stendere un pietoso velo. I frequentatori, paganti e non, di stadi e palasport tutto ciò non gradiscono, invitando chi scrive a farlo notare. Ecco, lo facciamo notare, sperando che a qualcosa serva.
E.F.










