Triestina-Inter U23 il giorno dopo, Gasperutti: "Cuore, orgoglio, voglia e qualità"
Dopo una settimana di passione che ha sconvolto la Società dalle basi, sul campo la Triestina trova la forza e l’orgoglio per ottenere la vittoria più sonante e bella (4-1), di questo suo disgraziato campionato.
Sembra quasi incredibile che questa squadra a dispetto di tutte le vicende che si susseguono e che avrebbero potuto abbattere un toro, sia riuscita a non farsi turbare e a fornire una prestazione di voglia e di qualità, contro un’avversaria formata da giovani speranze, ma che in campionato ha già dimostrato di farsi valere. Non so proprio come Marino sia riuscito a mantenere i suoi ragazzi in una bolla asettica, dotarli di una corazza e a farli disputare una partita che a dispetto di tutto, ha reso orgogliosi i suoi appassionati sostenitori, che alla fine li ha applauditi.
Non è stata una vittoria casuale o determinata da episodi fortunati, ma fortemente voluta, cercata con coraggio e volontà e ampiamente meritata. Nemmeno un gol subito un po’ casualmente dopo 18’ che si poteva evitare con un po’ di accortezza, ha scoraggiato la squadra che ha immediatamente rialzato la testa e in questo caso sì, ha avuto la fortuna di veder premiata la sua reazione sollecitamente, pareggiando ben presto al 25’ con Tonetto, dopo una bella azione manovrata che si è articolata su tutta l’asse del campo, da destra a sinistra.
Il primo tempo è stato molto equilibrato e i giovani nerazzurri hanno fatto vedere le loro doti tecniche, una grande velocità nel ribaltare le azioni, ma anche una certa ingenuità in alcuni frangenti. Alcuni elementi sono già saliti alla ribalta affacciandosi sulle soglie della prima squadra, ma pur dando la sensazione di essere dei buoni prospetti, nessuno è emerso in modo particolare (a me è piaciuto Zanchetta) e nessuno è sembrato pronto per ritagliarsi uno spazio nella formazione maggiore. Qui ci sarebbe da fare un lungo discorso sull’utilità per il calcio italiano di queste squadre Under in un campionato di serie C che ha le sue specifiche peculiarità, mi sembra che siano semplicemente un sostegno che si vuole dare alle nostre squadre maggiori, per dar loro modo di mettere in luce i loro giovani e far fruttare dalle loro cessioni un bel gruzzoletto di denaro e basta: in gergo delle plusvalenze.
Ma torniamo alla partita che, dopo il pareggio alabardato, ha vissuto una fase di equilibrio, con la Triestina sempre volitiva che a centrocampo ha dimostrato una certa superiorità e con i nerazzurri che velocissimi ripartivano quando ne avevano l’opportunità. A spezzare questo equilibrio c’è stato un maldestro intervento dell’uomo di maggiore esperienza dei nostri avversari, il 33nne Prestia che al limite dell’area ha controllato male un pallone e poi abbattuto Faggioli lesto a soffiargli il pallone. Il rigore trasformato ha chiuso il tempo.
Nella ripresa ci si sarebbe aspettato di trovare un’Inter arrabbiata che prendesse in mano la gara, invece è stata la Triestina a legittimare con coraggio e volontà il vantaggio acquisito, senza mai fare un passo indietro e andando vicino al gol in più occasioni. Questo modo di interpretare la partita è la cosa che più mi ha colpito della squadra, che è sembrata ben messa in campo, sciolta, senza turbe mentali, ma anche fisicamente e tecnicamente a posto e che non sembra proprio il fanalino di coda del campionato. Non è che adesso dobbiamo pensare sia diventata una squadra fortissima, ha i suoi difetti di struttura che sono stati più volte enunciati, ma è una squadra dignitosa, con una caratteristica che ne sottolinea e denota la validità: un grande orgoglio e un gran cuore.
La ripresa è stata tutto un susseguirsi di azioni alabardate con la perla della terza rete, che è stata un ghirigoro con scambi brevi tra Jonsson, Tonetto e D’Urso, che sono entrati in area di rigore annichilendo i difensori: un gol di grande qualità. Il rigore finale (troppa grazia ora che i giochi sembrano fatti), è frutto del regolamento moderno, di quelli che il tifoso accanito reputa netti, ma che per me sono frutto soltanto di una interpretazione soggettiva dei nostri prodi che non sapendo che pesci prendere, per lavarsi le mani hanno messo un codicillo, per cui qualunque pallone tocchi una mano alta del difensore, è punibile con la massima punizione, qualunque sia la distanza o la carambola. Buon per Faggioli che si è sbloccato dopo l’infausto scivolone di Ospitaletto e ha coronato così con una rete, una buona e generosa prestazione.
Tutti bravi e nessuno sotto la sufficienza i ragazzi con l’alabarda sul petto; buona la difesa che non ha patito eccessivamente un vecchio pirata d’area come La Gumina (fastidioso anzichenò) e il giovane di belle speranze Topalovic. Da rivedere Anton che ha fatto comunque un buon esordio senza sbavature; ottimo il centrocampo che mi sarei aspettato di vedere in difficoltà contro i talentuosi avversari che in fatto di tecnica e palleggio, pensavo avrebbero avuto la meglio, invece mi sono sbagliato. Grande la prova di D’Urso che ad Arzignano mi aveva deluso: un palmo sopra tutti, ma buona anche la prestazione di Jonsson pulito e preciso, di Voca che dà sostanza e forza in un ruolo che gli si adatta e che lo ha visto recuperare posizioni nella considerazione generale. In crescita Tonetto, partito un po’ in sordina ma che poi ha dominato la fascia pur non essendo di sua appartenenza; buona e senza sbavature anche la prova di D’Amore. In avanti il solito Faggioli generosissimo, che ha dato quella profondità alla manovra che nella rosa a disposizione, solo lui può dare, purtoppo deve adattarsi al nuovo regolamento che permette ai difensori di usare mani, piedi e qualsiasi mezzo per abbattere l’avversario, ma lui è un lottatore: ah segnasse un po’ di più!!! Ascione che aveva fatto intravvedere qualche buona qualità anche ad Arzignano, ha mostrato velocità ed intraprendenza, è arrivato in zona gol un paio di volte, ha molto aiutato la fase offensiva della squadra, è da rivedere.
Solo un accenno sulle traversie societarie: è difficile fare chiarezza ora su vicende che purtroppo accompagneranno ancora per molto tempo il percorso della nostra squadra. Ad altri più competenti l’onere di effettuare le dovute indagini e ad emettere le giuste conclusioni; possiamo solo dire che chiunque poteva almeno sospettare che qualcosa di strano si stava sviluppando nelle stanze di comando della Società: era tutto molto insolito, tutto così assurdo e di difficile comprensione. Una sola cosa mi lascia perplesso: se uno ha qualcosa da nascondere, la nasconde e non accende le luci della ribalta come in questo caso, sulle sue manovre con pagamenti in ritardo e poi con improvvise iniezioni di liquidità milionarie da un giorno all’altro! Domani è un altro giorno si vedrà!
BRUNO GASPERUTTI
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