Sinistro, cuore e ironia: il mondo del calcio piange la scomparsa di Evaristo Beccalossi

Da grande ex interista, Evaristo Beccalossi ha atteso che la squadra nerazzurra vincesse il suo 21° scudetto prima di congedarsi definitivamente dal suo pubblico. Tre giorni dopo il trionfo, se n'è andato all'età di 69 anni, a un passo dal traguardo dei settanta che avrebbe tagliato il prossimo 12 maggio. Un anno fa, nel gennaio 2025, era stato vittima di un grave malore, un'emorragia cerebrale che lo aveva tenuto in coma per 47 giorni. Nonostante una ripresa che aveva del miracoloso, le complicazioni della patologia lo hanno riportato in clinica a Brescia, dove si è spento nella notte.
La sua carriera è stata l'essenza stessa della fantasia applicata al calcio. Arrivato all'Inter nel 1978, divenne l'idolo indiscusso della Nord grazie a quel sinistro vellutato che Gianni Brera ribattezzò "Driblossi". Iconica la sua doppietta nel derby del 1979 sotto il diluvio, così come la sua capacità di trasformare l'errore in poesia, come nel celebre episodio dei due rigori sbagliati contro lo Slovan Bratislava, poi immortalato dal teatro di Paolo Rossi. Mai approdato in Nazionale per il suo spirito anarchico, Beccalossi ha vissuto il calcio come un'arte fatta di carezze al pallone e battute fulminanti. Con la sua scomparsa, il mondo nerazzurro perde non solo un campione, ma il simbolo di un'epoca romantica dove il talento, pur imperfetto, valeva sempre il prezzo del biglietto.
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