Mondiale 2026 nel caos: squalifica revocata dopo le pressioni di Trump

Il Mondiale 2026 passerà alla storia non solo per il talento in campo, ma per essere diventato un vero e proprio laboratorio di regole inedite e situazioni al limite del surreale. Tra l'obbligo dei hydration break di tre minuti a metà di ogni tempo — una pausa che sta stravolgendo i ritmi e le strategie tattiche degli allenatori — e le rigide procedure di sicurezza che impongono la sospensione immediata della partita in caso di fulmini rilevati entro i 13 chilometri di distanza, il torneo sta mettendo a dura prova la tenuta mentale di ogni nazionale. Eppure, in un contesto già così stravolto dal clima e da decisioni arbitrali spesso soggette a protocolli rigidi, a far discutere più di tutto è stato l'ultimo, controverso precedente: il caso della squalifica lampo di Folarin Balogun. Quella che sembrava la fine del percorso mondiale per l'attaccante americano si è trasformata, tra pressioni diplomatiche e un'interpretazione della norma che ha lasciato il mondo del calcio attonito, nel caso politico-sportivo più chiacchierato di questa edizione americana.
Ecco i punti chiave della vicenda che ha sollevato enormi polemiche a livello internazionale:
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L'episodio: Durante la partita dei sedicesimi di finale contro la Bosnia-Erzegovina, vinta dagli Stati Uniti per 2-0, Balogun era stato espulso con un cartellino rosso diretto dopo una revisione al VAR per un intervento sul difensore bosniaco Tarik Muharemovic. Il fallo era stato giudicato da molti involontario e "di gioco", ma la sanzione, secondo il regolamento FIFA, comportava l'automatica squalifica per la partita successiva.
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La revoca: La FIFA ha annunciato inaspettatamente la sospensione della squalifica di una giornata, rendendo Balogun disponibile per l'ottavo di finale contro il Belgio (in programma lunedì 6 luglio 2026). La decisione è stata motivata applicando l'articolo 27 del Codice disciplinare FIFA, che permette di sospendere l'esecuzione di una sanzione per un periodo di prova di un anno.
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Le pressioni politiche: Secondo diverse autorevoli testate (tra cui The New York Times, The Guardian e CBS News), la decisione è arrivata in seguito a contatti diretti tra il presidente statunitense Donald Trump e il presidente della FIFA Gianni Infantino. Trump ha in seguito ringraziato pubblicamente la FIFA tramite il suo social network, Truth, definendo la scelta una correzione di una "grave ingiustizia".
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Le reazioni: La decisione ha scatenato forti critiche. La Federcalcio belga si è dichiarata "sbalordita", definendo la scelta incomprensibile e pericolosa per l'integrità della competizione. Anche la UEFA e diversi esponenti del calcio europeo hanno espresso il loro disappunto, sottolineando come tale interferenza politica e la deroga alle norme disciplinari creino un precedente mai visto prima nella storia della Coppa del Mondo.
Sebbene la squalifica sia stata sospesa, il cartellino rosso rimane nel registro disciplinare del giocatore: se Balogun dovesse commettere un'infrazione simile durante il periodo di prova di un anno, la sanzione verrebbe immediatamente riapplicata.
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