Inferno in Colombia: violentissimo terremoto di magnitudo 7.4 provoca oltre 130 morti e migliaia di dispersi
La terra ha tremato con inaudita violenza nel nord-ovest della Colombia, lasciando dietro di sé una scia drammatica di distruzione, paura e un bilancio di vittime che continua a salire di ora in ora. Il devastante sisma di magnitudo 7.4, registrato nella mattinata di lunedì 10 agosto alle 7:34 locali, ha sorpreso la popolazione all'inizio della gi…
| Denis Locoselli | Italia&Mondo

La terra ha tremato con inaudita violenza nel nord-ovest della Colombia, lasciando dietro di sé una scia drammatica di distruzione, paura e un bilancio di vittime che continua a salire di ora in ora. Il devastante sisma di magnitudo 7.4, registrato nella mattinata di lunedì 10 agosto alle 7:34 locali, ha sorpreso la popolazione all'inizio della giornata lavorativa, squarciando la quiete del dipartimento del Chocó. Con il passare del tempo la cronaca si fa sempre più pesante: i dati ufficiali parlano ora di almeno 132 morti accertati, oltre 570 feriti e un numero angosciante di dispersi che supera le 2.700 persone, configurando questo evento come il terremoto più grave e letale che abbia colpito il Paese in questo secolo.
Le immagini e i racconti che giungono dalle zone colpite descrivono scenari apocalittici, in particolare nelle grandi città della Colombia centro-occidentale come Cali, Pereira e Manizales. A Cali la situazione è apparsa subito critica, con il crollo parziale dello storico Hospital Universitario e di oltre trenta edifici residenziali che ha provocato, da solo, la morte di almeno quindici persone. Nelle vicine Pereira e Manizales i soccorritori hanno lavorato senza sosta fin dai primi minuti successivi alla scossa principale, scavando tra le macerie di palazzi letteralmente sbriciolati per tentare di estrarre i sopravvissuti, mentre la popolazione terrorizzata si riversava in strada nel timore di nuove e violente scosse di assestamento.
Davanti a una simile catastrofe, il neo-presidente colombiano Abelardo de la Espriella ha proclamato lo stato di disastro nazionale, un provvedimento d'urgenza volto a sbloccare fondi immediati e a centralizzare le operazioni di soccorso. Il capo dello Stato ha ribadito che ogni sforzo è attualmente concentrato sul salvataggio delle vite umane intrappolate sotto i detriti. Sul campo la macchina dei soccorsi è imponente: l'esercito, i vigili del fuoco e la protezione civile lavorano fianco a fianco con migliaia di volontari in una drammatica corsa contro il tempo, spesso costretti a rimuovere i massi a mani nude nelle aree in cui i mezzi pesanti non possono ancora transitare a causa delle strade interrotte o delle frane.
Mentre l'aeroporto di Cali è stato parzialmente riaperto per consentire l'atterraggio dei voli umanitari, la solidarietà internazionale ha iniziato a muoversi rapidamente, guidata dagli Stati Uniti che hanno già stanziato un primo pacchetto di aiuti d'emergenza pari a 15,5 milioni di dollari. Nel frattempo, diverse amministrazioni locali hanno dovuto decretare il coprifuoco notturno per arginare il rischio di sciacallaggio nei quartieri evacuati, mentre la Chiesa e i vescovi locali rivolgono accorati appelli alla generosità dei cittadini per assistere le migliaia di sfollati rimasti improvvisamente senza un tetto.








