Requiescat

Requiescat

 
Ti donava, il bianco!
Quanto calore, ogni mattina, irradiavi alle mie mani.
Infaticabile e premurosa.
Che consolazione, parlarti sottovoce, leale custode delle mie confidenze, nella penombra, appena alzato.
O nei dopopranzi d'inverno, quando la pioggia fredda picchettava i vetri, o la rara neve imbrogliava il paesaggio. 
L'avevo vista, la tua ferita. Da tempo! Ma avevo scelto di non registrarla, e tenerti con me finché fossi durata.
Egoista, anche.
Avevo finto che fosse tutto a posto.
Avevo tenuto in vita, senza avvisarti della sorte incombente, il nostro rito d'ogni giorno, immancabile, necessario.
Adesso, oggi, il sentiero è giunto in fondo.
L'incrinatura, impercettibile a tutti ma non a me, è diventata squarcio irrimediabile.
E tu, amica mia preziosa, hai smesso di essere.
Ti donava, il bianco!
E dona ancora, eccome, alla disposizione dei tuoi resti, che paiono composti in una forma casuale di saluto.
Che peccato!
Basta!
Devo reagire.
Ti prendo, ti raccolgo, ti faccio sparire.
E subito, per non consentire il vuoto, chiudo gli occhi e, con la mano, a caso, ne pesco un'altra: rossa a righette. 
Simpatica.
Ma non ci sarà mai più una tazzina come te.


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