la home page di Facebook

Se è vero, e non ne dubito, che la home page di Facebook è per ciascuno diversa e costituisce la risultante delle abitudini di navigazione, delle pagine predilette, dei contributi degli amici e di mille raffinazioni personalizzate, allora sono preoccupato.

Lo sono: perché il mio "vestitino su misura" mi ha appena offerto, in grottesca sequenza, un articolo sulle tipologie di bombe nucleari, un resoconto del battesimo del Galeone nell'area giochi del giardino pubblico, con foto del sindaco e assessori - tra l'altro con mascherine all'aperto, nemmeno più obbligatorie - e, last but not least, una pubblicità di tappetini urofecoassorbenti per cagnetti abituati a mollarla dentro casa. 
Solo "cagnetti", spero! Ma scommetterei di no.
Beh? 
È divertente l'accostamento, direte voi. E avete ragione!
Fa ridere.
Purtroppo, però, se si scende un attimo sotto la superficie, scatta la tristezza.
 
Voltiamo la frittata, cambiamo prospettiva.
Un caro, caro amico mio, prodigioso violinista, mi spiegò che a lungo andare il musicista, suonando, modifica e conforma il legno del suo strumento.
Le onde sonore del suo stile, della personalità e della sua specifica energia scavano, materialmente, la cassa armonica e creano strade obbligate per il suono. Tanto più inevitabili e disturbanti,  per un altro che suonasse quel violino in futuro, quanto più carismatico è stato il virtuoso precedente.
Come la rotaia di un treno, in cui finisci con la ruota della bici: devi essere dotato, per non cadere e liberarti. La strada è obbligata. O quasi. 
Ebbene, i social, ma anche la tv ed i media in generale ci hanno abituato alla sequenzialità indistinta, all'appiattimento acritico.
Il nostro cervello e la nostra soglia etica sono il "legno"; le notizie ed il modo di darle sono le vibrazioni che lo incidono. Lo addestrano. O, ben che vada, lo immiseriscono.
Non ci facciamo neanche più caso: un omicidio accanto ad un flacone di detersivo per piatti, nella stessa "offerta informativa" che include un corso di cucina giapponese e il link al sito dove puoi vedere che faccia abbiano oggi i tuoi idoli anni ottanta.
Due locandine che citano lo stesso fatto e affermano conclusioni diverse.
Tutto sullo stesso piano.
Uno vale uno, che sia un passo della Repubblica di Platone o la cazzata di un demente.
Dinanzi a questo pastone, questo foraggio, se non hai solidità, buon senso, umiltà e curiosità di cercare oltre, sei destinato a diventare un pericoloso ignorante "di ritorno", come si usa dire. 
A meno che, benisteso, non lo fossi già per inclinazione naturale. 
 
Soluzioni, alla fine?
Poche e faticose, come sempre.
Libri, passeggiate, chiacchiere a tavola invece di cellulari e netflix.
Roba del genere.
Tutto a portata di mano. Gratis.
Piccoli insospettabili mattoni di un edificio rivoluzionario sul serio.


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